Category Archives: Scandiano&Casalgrande

Scandiano, l’Inferno di Ganassi in Rocca

Scandiano, l’Inferno di Ganassi in Rocca


rocca

Un fiore spezzato
è un foglio strappato
e vendetta sarà:
me l’imparo a memoria
tra l’odore dei vini
nei bicchieri a metà.

Come quando una madre
sopravvive a se stessa
sulla bara d’ucciso dell’unico figlio av-vinto:
l’amore è la faccia, punto,
e la pancia del giusto chiede lance
appuntite, bilance che abbian bracci che si perdano in abbracci.

L’onore è l’ònoma della vita
e romantica non è
(negromantica nemmeno)
la semantica divina
nel decider se recider
solo il gambo con le spine o l’intero suo sistema.

Se concederci il respiro
giusto il tempo d’un saluto – quando abracadabra accadrà:
siamo appesi e siamo rose,
quattro petali di senso
(la vendemmia segue il filo d’ogni fio)
lungo i grappoli a settembre.

Mentre l’erba si fa fascio
d’un destino che si disfa nello sfalcio
d’un discorso ormai arreso all’evidenza,
col presente che pressante ridiventa
tutto diaspore tra amici
e d’intorno spore a lutto.

Blitz ferragostano. Ode a Matteo (tìn bòta!)

Blitz ferragostano. Ode a Matteo (tìn bòta!)


torta

PornHub di là e il RenzLab di qua,

il Reggiano da tavola e il fiorentino da favola,

consorzi e consorterie o amori a prima svista,

Grana Padano e grane padane coi recalcitranti trinariciuti sinistrati,

i filmazzi hot sul mercato Usa e i codazzi spot del tipo “osa-e-getta”,

le correnti e gli accorrenti, gli adoranti balbuzienti e tutti i lai dei giornalai,

l’ottimismo della volontà e il pessimismo della ragione,

l’estate del nostro scontento perché “spesso il male di vivere ho incontrato”

dice il popolo iscritto (già orfano di Bersani, D’Alema, Fassina, Letta, Civati)

che un bel dì si ritrovò Orfini o la Serracchiani a spasso con Verdini,

i selfie e le self-fulfilling prophecies delle cassandre rottamate,

il marketing e il parketing sul Secchiang con vista su Rignano,

i volontari spintanei e i figuranti subitanei,

il Corpo del Capo e punto e a capo,

i prezzemolini e i pomodorini con miagolii e scodinzolii,

cioè i morti di fama e la “hall of fame”,

comunque sempre meglio di quei fenomeni di criticoni e dei malmostosi sempre,

con la puzzetta sotto il naso e la bocca a culo di gallina,

o degli haters da social in servizio permamente afflittivo per via d’un decifit affettivo,

per non dire dei radical-chic e dei ridicol-choc del Vietnam parlamentare,

che gli incassi saranno piovosi ma i gufi sono bell’e che smentiti

e finalmente il Pd passa il Rubicone e quel fiume in pena detto “il Rosicone”

(a Cesare quel che è di Cesare, e balcanizzazione o no, guai a fare prigionieri),

quindi “vieni avanti, pretino!” sul tema-anatema dell’immigrazione

e soprattutto lo scatto di reni del “non siamo i passacarte delle procure”

(da scolpire nella Storia, altro che boria!), cioè #lasvoltabuona e #falacosagiusta,

ed era ora, quindi tìn bòta e una botta e via,

come due anni or sono quasi un secolo fa:

una gran stretta di mano a quest’Italietta che ha fretta

di cambiare – ma non per non cambiare mai, bensì per non sbagliare più,

evvai!, se ci sei e lo fai davvero tutti grideranno all right!, e lo sai, sennò bye bye:

per il resto, largo ai giovani che ridono e che ogni giorno a Villalunga si fanno il culto

della Boschi, echissenefrega se piove a Ferragosto oh nostro amato governo glabro!

Metti una serata con taccuino a Rubiera Jazz: lacerti di concerto
in 13 divagazioni semiserie a latere (di stampo molto autobiografico).
E la prima edizione è subito un successo

Metti una serata con taccuino a Rubiera Jazz: lacerti di concerto
in 13 divagazioni semiserie a latere (di stampo molto autobiografico).
E la prima edizione è subito un successo


20150711_175446Sul palco ci sono tre musicisti a tutto tondo, di grande tecnica ed esperienza, e perché no, simpatia al servizio di quella che si dice interplay: il pianista e compositore panamense che ride sempre Danilo Pérez (48 anni), il batterista e cantautore magro con un solo tom Brian Blade (44 anni) e il bassista a 5 corde nonché contrabbassista di origini calabresi e cittadino onorario dal 2011 di un comune di Cosenza John Patitucci (55 anni). Talento a parte, tutta gente che ha studiato e sudato parecchio. Complimenti a chi ha messo in piedi e reso possibile l’evento.

***

Il sindaco di Rubiera con i quattro Yellowjackets (concerto del 6 luglio)

Il sindaco di Rubiera con gli Yellowjackets (6 luglio)

Una superband, ma soprattutto, da 15 anni a questa parte, “i ¾ del quartetto di Wayne Shorter”, mitologico sassofonista oggi 81enne già vate dei Jazz Messengers di Art Blakey, quindi in forza a Miles Davis per 6 anni fino al ’70 e, soprattutto, colonna dei Weather Report (sì: con l’austriaco Zawinul, scomparso a 74 anni nel 2007, e poi col di lui figlioccio Pastorius, morto a soli 35 anni nell’87 per un’emorragia cerebrale a seguito di un brutale pestaggio da parte del buttafuori d’un malfrequentato locale della Florida). Parentesi fretless su Jaco: ricordo di averlo scoperto nello splendido album d’esordio di Pat Metheny, Bright Size Life, del ’75, acquistato in vinile quasi 25 anni fa, quando mi dividevo tra l’opera omnia dei Deep Purple e quella di Chopin; quindi di averlo apprezzato insieme al chitarrista francese manouche Biréli “Django” Lagrène nel disco dal vivo che salta perché preso usato “Stuttgart Aria” dell’86 e, infine, terzo acquisto, di averlo compulsato in cd nel suo omonimo album solista d’esordio del ’76, comprato in un Fnac di Parigi nel 2002.

***

dorflesBassisti elettrici e non: nelle note biografiche wikipediane di Patitucci leggiamo che ha una grande passione avicola, nel senso che alleva galline (con cui si rapporta quotidianamente, personalmente) sulla terrazza del palazzo in cui vive: magari è un modo più o meno inconscio per ricordare la celebre Birdland (da non confondere col recente “Birdman”, il film che ha vinto quattro premi Oscar, la cui colonna sonora per batteria è del 43enne Antonio Sànchez, lanciato proprio dal pianista Pérez, suo mentore), ma soprattutto il brano The Chicken, forse il più conosciuto – e coverato – del più imitato degli indimenticati… Read the rest of this entry

Rubiera Jazz al via (ieri sera alla Corte Ospitale): Yellowjackets in gran spolvero per un mix di bravura, tiro, melodia e umiltà (dal blues alla fusion) nella prima data italiana del tour 2015. Foto coi fan dopo il concerto

Rubiera Jazz al via (ieri sera alla Corte Ospitale): Yellowjackets in gran spolvero per un mix di bravura, tiro, melodia e umiltà (dal blues alla fusion) nella prima data italiana del tour 2015. Foto coi fan dopo il concerto


Una bella serata di grande musica, con tanto di venticello e punto ristoro con vino e panini. In platea anche l’on. Castagnetti. Lunedì prossimo – stesso posto, stessa ora – secondo e ultimo appuntamento (sul palco un’altra superband: Children of the light).

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Il sindaco di Rubiera con l’assessore alla Cultura

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Scatto a bordo palco col batterista

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Scatto a bordo palco col bassista

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Foto di gruppo con alcuni appassionati di Salvaterra presenti al concerto

Tabula rosa a teatro, buona la prima

Tabula rosa a teatro, buona la prima


Ieri sera a Casalgrande, col prof. Gino Ruozzi

FORMAT. Mercoledì sul palco del De André a Casalgrande, chiacchierando di poetiche col prof. Gino Ruozzi

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PIU’ LIBRI E MENO INFERNET? CHISSA’
Dall’aula magna alla pompa funebre: insomma, chiacchiere da “bara”.
La prima reazione all’invettiva di Eco è un necro-elogio: tutti lì (leggasi Lee) a vampirizzare – con un temporale estivo di lacrime – la scomparsa del caro estinto Dracula.
Tutti qui ad affondare i canini sul collo di un’esangue cinememoria (ah: entrambi i cognomi sono di tre lettere – due vocali e una consonante).
Apocariatidi o neo-dis-integrati, ecco “il nome della resa” (ai social inettwork, alla sambuca).
L’intellettuale mette l’eru-dito nella piaga: sì, il “barone” della cultura che invade ogni campo e che il mondo ci invidia versus l’internettuale da bancone più o meno instupidito. Sarà.
Numero uno con “Numero zero” da una parte o campioni di zelo dall’altra, comunque vada sarà un eccesso – di sicuro un web-accesso.

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DSC_2660 piccola per blog

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20150608_225829 piccola per blog

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L’Innamorato Boiardo a Scandiano? Preferiamo il Furioso Ariosto a Reggio

L’Innamorato Boiardo a Scandiano? Preferiamo il Furioso Ariosto a Reggio


"Angelica e Medoro" (Simone Peterzano, 1535-1599)

“Angelica e Medoro” (Simone Peterzano, 1535-1599)

L’amour fou di Orlando (prima Innamorato e poi Furioso: mai però curioso, di sicuro un po’ fuso) e l’amor fati di suo cugino e rivale in amore Rinaldo, col suo bel cavallo baio forte di tempra e chiamato Baiardo – che tra l’altro fa rima con Boiardo, tiè!

Quindi Angelica la bisbetica e Brad-amante l’altolocata (di cui scrive anche Calvino, poverino, nell’Inesistente), i cavalieri vicini e i paladini lontani, e gli inchini e i lecchini, o le gesta per vecchi e bambini e persino quell’Astolfo sulla luna fra i tanti stolti sulla terra (per non dire “astrunzi”: come Gano di Maganza, personaggio de tacco e de panza).

Non solo: con Ruggiero e con Medoro che si pigliano le donne, ippogrifi e già ingrifati, e insomma, buonanotte ai due cristiani, per la gioia dei pagani, sacripanti o rodomonti – e pure al vescovo Turpino o a Zerbino il principino.

loveForse è meglio l’ariosteo (ferrarese e in più reggiano) dello scandianese in Rocca: alle strofe del potente preferiamo il buon erede – al buon Conte il suo cantore, sì, lo scrivano cortigiano emilio-estense.

E’ per questo che siam pronti, non adesso ma tra un anno, finalmente a festeggiare il poeta Ludovico (molto fico e a tutto spiano) nella casa al Mauriziano. Morale della fabula: noi il “Love Festival” lo celebreremo nel 2016, 500° anniversario della pubblicazione della prima edizione (1516) dell’Orlando Fast & Furious. Amen.