20 improvvisi a mo’ di brainstorming

20 improvvisi a mo’ di brainstorming


Il giorno di Pasqua a Cervia

Il giorno di Pasqua (16 aprile) a Milano Marittima

1) Il passato che ripassa dal via, il presente che si dà assente: carpe death!

2) La speranza è l’ultima a gioire: c’è sempre una luce-rtola in
fondo al tunnel, c’è sempre tempo per un altro rag-giro di giostra.

3) Fingere di fingere, ricordare di dimenticare, smettere di smettere. O fungere da fungo atomico nell’implosione del più bieco teatro dell’assunto: noi intellettuali dei nostri stivali, lì a invidiare il più determinato dei lavoratori cechi avviato per assurdo al tempo indeterminato. Darsi all’ottica in Slovacchia, far le fusa alla rinfusa.

4) Rimettersi in gioco è come rimettersi addosso, e non è bello gomitarsi appresso.

5) Di questo passo, dove andremo a iniziare!? Rallenta, amico: non ne vale davvero la lena.

6) In aula in ultima fila, a detestare l’arcobaleno col suo compagno di bianco. “La pezza è sempre peggio del buco-lico”, disse l’albero maestro al tronco genealogico. Va da sé che la classe degli ultimi della classe è acqua non potabile, e la scuola un suppellettile supplente supponente.

7) Vedeva tutto nero, poi a un tratto la cerimonia finì: il paggio è passato, e comunque tutti i calmi finiscono in boria. Andate in pece. Amen, caro signor Onan figlio di Nemo.

8) Chi partecipa, chi posticipa, chi fagocita. Ma il non plus ultra è chi tuttologa del quid e del meno.

9) “Lasciami perdere vuol dire lasciami vincere”. “Mi prendi per il culo?”. “No, ti prendo come sei”. “E chi sarei?” “Non saprei”. “Dimmelo, voglio saperlo”. “Io so che tu sai che io so”. “Ah sì?”. “Sì. Lo so bene chi sei quando vuoi”. “Oh ma ci sei o ci fai?”. “Io resto, tu vai”. “Cretino!”. “Cretese”. “E quindi?”. “Troiana!”.

10) “Non ti merito, davvero, tu meriti di più”. “Tranquilla, less is more: fammi maritare!”

11) Non c’è due senza tre-gua: il cerchio magico non quadrerà mai.

12) Farsi del male o farsi da parte? A volte bastarsi è farsi una saga.

13) “C’è sempre una prima volta”. “No: è sempre la prima volta”. “E se invece fosse l’ultima?”. “Sarebbe l’ultima prima volta”. “E poi?”. “Poi mai”. “E noi?”. “Noi quali?”. “Sei davvero convinto, vero?”. “No, ne sono solo sicuro”. “C’è ancora uno spiraglio allora”. “Allora, non adesso”. “Ok, ma tiratela meno”. “Di più: ne sono persuaso come un dissuaso”.

14) Non aveva il senso del limite, ma conosceva bene il limite dei sensi. Tra la resa e l’attesa, dunque, scelse la prima. Allentò la presa, ma mai le pretese.

15) Ogni successo, nella vita, è già successo: e vabbè, succede anche questo.

16) “Fa’ agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”, disse il masochista.

17) Raschiava il banale come un pesce in un barile: chiavava poco perché mischiava tutto, rosicava molto ma non rischiava mai.

18) Il fornitore se la faceva con la cliente: niente di serio, solo una bolla e via.

19) “Sei entrato nella mia vita”. “Ah sì? Un tempo si chiamava figa”.

20) “Non me l’hai mai data”. “Non me l’hai mai chiesta”. “La pretendevo”. “E allora dovevi prendertela”. “Appunto: me la sono presa”. “Fai l’offeso?”. “No, rifaccio l’offerta”. “Non ti arrendi mai, vero?”. “Potrei metterlo dentro anche al 91°”. “Questo non è un campo, e nemmeno una camporella”. “L’arbitro non ha ancora fischiato la fine della partita”. “L’arbitro è cornuto, come te”. “Fallooo!”. “Ma io sto partendo, devo prendere l’aereo”. “Facciamolo al volo”. “Dove?”. “Qui”. “Sicuro?”. “Taci e bacia!”. “Da dietro no però”. “E’ presto per dirlo”. “Ho cambiato idea, lo voglio!”. “Non me l’hai mai chiesto”. “L’ho sempre sognato”. “Dovevi prendermelo”. “Lo faccio ora”. “Fanne buon uso”. “Lo uso e te lo rendo”. “Ok mi arrendo, ma non abusarne”. “Voglio farti un pompino”. “Sei saggia”. “Ma sono timida”. “Sei pazza”. “Adoro i rapporti orali”. “Bene, ma stavolta mettimelo per iscritto”.

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