Monthly Archives: giugno 2017

Scusate il disturbo. Tre giudizi su Fp

Scusate il disturbo. Tre giudizi su Fp


♥***Esattamente due mesi fa, il 31 marzo, usciva “Fabula postuma”.
Ringrazio per i primi feedback (qualificati, generosi). Che riporto***♥
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artista

1) “Ho iniziato subito la lettura, concedendomi le pause che un libro così lungo e denso richiede. Molti testi sono fulminanti. La cosa più bella è che non ci si abitua al tuo gioco di parole, che resta imprevedibile pagina dopo pagina. Sai che ci sarà anche nella pagina successiva, e per questo lo vai a cercare perché comunque non sai su cosa e come potrà svilupparsi. Lo stesso vale per ogni singolo componimento. C’è sempre un gioco che non è un gioco, ma un invito a scoprire.
E poi, davvero, i fulmini sospesi di tante chiusure dure e leggere. Fulmini che non si scaricano a terra, ma si fermano a qualche centimetro dal suolo per alleggerire un impatto che sarebbe forse insopportabile. E’ un modo di scrivere di grande fascino per me: un modo di vivere, di fingere di fingere inseguiti dalle parole e ad inseguire parole. Una poesia che, se non ti ci metti sul serio, può sembrare ti prenda per i fondelli (e ironia e autoironia ne troviamo in abbondanza), anche per l’abbondanza di riferimenti colti e citazioni” (g.b.)

2) “Ho letto il libro e ho apprezzato il tuo essere un funambolo del desiderio che sfaglia e sfoglia il linguaggio tra Palazzeschi e Zanzotto” (p.f.i.)

3) “Un libro a suo modo unico e sorprendente, il primo che io mi trovi a conoscere che mandi in onda una poesia fermamente e vigorosamente nuova, con una parola insieme goduta e ironica, dove la distinzione è riccamente, spregiudicatamente, primariamente linguistica.
Lo stilo è lo stile: ne offri le ragioni e una vitale sovrabbondanza di esempi. Come Kafka che leggeva agli amici i suoi racconti tragici ridendo a crepapanza, non di rado tu, poeta ‘altro’, innesti la marcia di una rabelaisiana ironia. Come non ripartirne per una diversa storia del pensiero?” (m.p.)

Quel gran gender del mio amico

Quel gran gender del mio amico


gay pride

*****“SI’, SFILARE (QUEL GRAN GENDER DEL MIO AMICO)”*****
Di Arcigay-Radio Spada-Comune di Reggio (Feat. Dj Kameezaska)
Dirige il m° Padre Amorth / Ed. Ecce Omo snc + Angeli&Demoni srl
#unacoverMogolBattisti #sabato3giugno #ReggioEmilia #sischerza

* STROFA
Quel gran gender del mio amico
Lui saprebbe cosa fare
Lui saprebbe come aizzare
Come un mangiapreti in chat
Fa miracoliii!

Ti regolerebbe il vescovo
Scalzandolo un po’
E la butterebbe in vacca
Solo per dire “no”
Col Pd ad applaudire
Certamente non pregare
Ma ciurlareee!

*** RITORNELLO
Sì, sfilare
Evitando i Leo Burke più duri
Senza per questo flagellarsi di parole
Laicamente, senza figli, con orgoglio

Dolcemente RE Pride
Reclamando per volersi un dì sposare
Con il ritmo fluente di Vecchi in Comune
Formalmente senza strappi alla Giunta

E tornare a votare
E di notte per le vie a volantinare
Chiaramente Radio Spada da ascoltare
Con coraggio, gentilmente, gentilmente
Feb-bril-mente twittare…

* STROFA
Quel gran gender del mio amico
Con le mani sporche d’ovvio
Capirebbe molto meglio
Meglio certo di sfilare
R I P A R A R E E !

Punirebbe giusto il clero
Sfruttandolo un po’
Scinderebbe poi i cortei
Quelli omo e quelli no
E si potrebbe ripartire
Anche un po’ camisascare
Benedireee!

*** RITORNELLO
Sì, sfilare
Evitando le Scopelli più pure
Senza per questo cadere nelle pie paure
Per i viados, senza Lega, con Bergoglio

Dolcemente RE Pride
Trascurando chi vorrebbe transitare
Con la chioma fluente di Natalia in Comune
Virilmente a far dispetti ai renziani

E tornare all’ovile
Ringraziare Radio Spada per la eco
Poi di notte tutti in centro a sbevazzare
Con coraggio, gentilmente, gentilmente
Soa-ve-mente cazzeggiare…

20 improvvisi a mo’ di brainstorming

20 improvvisi a mo’ di brainstorming


Il giorno di Pasqua a Cervia

Il giorno di Pasqua (16 aprile) a Milano Marittima

1) Il passato che ripassa dal via, il presente che si dà assente: carpe death!

2) La speranza è l’ultima a gioire: c’è sempre una luce-rtola in
fondo al tunnel, c’è sempre tempo per un altro rag-giro di giostra.

3) Fingere di fingere, ricordare di dimenticare, smettere di smettere. O fungere da fungo atomico nell’implosione del più bieco teatro dell’assunto: noi intellettuali dei nostri stivali, lì a invidiare il più determinato dei lavoratori cechi avviato per assurdo al tempo indeterminato. Darsi all’ottica in Slovacchia, far le fusa alla rinfusa.

4) Rimettersi in gioco è come rimettersi addosso, e non è bello gomitarsi appresso.

5) Di questo passo, dove andremo a iniziare!? Rallenta, amico: non ne vale davvero la lena.

6) In aula in ultima fila, a detestare l’arcobaleno col suo compagno di bianco. “La pezza è sempre peggio del buco-lico”, disse l’albero maestro al tronco genealogico. Va da sé che la classe degli ultimi della classe è acqua non potabile, e la scuola un suppellettile supplente supponente.

7) Vedeva tutto nero, poi a un tratto la cerimonia finì: il paggio è passato, e comunque tutti i calmi finiscono in boria. Andate in pece. Amen, caro signor Onan figlio di Nemo.

8) Chi partecipa, chi posticipa, chi fagocita. Ma il non plus ultra è chi tuttologa del quid e del meno.

9) “Lasciami perdere vuol dire lasciami vincere”. “Mi prendi per il culo?”. “No, ti prendo come sei”. “E chi sarei?” “Non saprei”. “Dimmelo, voglio saperlo”. “Io so che tu sai che io so”. “Ah sì?”. “Sì. Lo so bene chi sei quando vuoi”. “Oh ma ci sei o ci fai?”. “Io resto, tu vai”. “Cretino!”. “Cretese”. “E quindi?”. “Troiana!”.

10) “Non ti merito, davvero, tu meriti di più”. “Tranquilla, less is more: fammi maritare!”

11) Non c’è due senza tre-gua: il cerchio magico non quadrerà mai.

12) Farsi del male o farsi da parte? A volte bastarsi è farsi una saga.

13) “C’è sempre una prima volta”. “No: è sempre la prima volta”. “E se invece fosse l’ultima?”. “Sarebbe l’ultima prima volta”. “E poi?”. “Poi mai”. “E noi?”. “Noi quali?”. “Sei davvero convinto, vero?”. “No, ne sono solo sicuro”. “C’è ancora uno spiraglio allora”. “Allora, non adesso”. “Ok, ma tiratela meno”. “Di più: ne sono persuaso come un dissuaso”.

14) Non aveva il senso del limite, ma conosceva bene il limite dei sensi. Tra la resa e l’attesa, dunque, scelse la prima. Allentò la presa, ma mai le pretese.

15) Ogni successo, nella vita, è già successo: e vabbè, succede anche questo.

16) “Fa’ agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”, disse il masochista.

17) Raschiava il banale come un pesce in un barile: chiavava poco perché mischiava tutto, rosicava molto ma non rischiava mai.

18) Il fornitore se la faceva con la cliente: niente di serio, solo una bolla e via.

19) “Sei entrato nella mia vita”. “Ah sì? Un tempo si chiamava figa”.

20) “Non me l’hai mai data”. “Non me l’hai mai chiesta”. “La pretendevo”. “E allora dovevi prendertela”. “Appunto: me la sono presa”. “Fai l’offeso?”. “No, rifaccio l’offerta”. “Non ti arrendi mai, vero?”. “Potrei metterlo dentro anche al 91°”. “Questo non è un campo, e nemmeno una camporella”. “L’arbitro non ha ancora fischiato la fine della partita”. “L’arbitro è cornuto, come te”. “Fallooo!”. “Ma io sto partendo, devo prendere l’aereo”. “Facciamolo al volo”. “Dove?”. “Qui”. “Sicuro?”. “Taci e bacia!”. “Da dietro no però”. “E’ presto per dirlo”. “Ho cambiato idea, lo voglio!”. “Non me l’hai mai chiesto”. “L’ho sempre sognato”. “Dovevi prendermelo”. “Lo faccio ora”. “Fanne buon uso”. “Lo uso e te lo rendo”. “Ok mi arrendo, ma non abusarne”. “Voglio farti un pompino”. “Sei saggia”. “Ma sono timida”. “Sei pazza”. “Adoro i rapporti orali”. “Bene, ma stavolta mettimelo per iscritto”.