Jarrett a Roma, tocco magico alieno Solo una decina di brani, molto ricercati, declinati su generi, stili, estetiche diversi. In ottobre uscirà un cofanetto di piano solo italiani (ben 5 cd-set coi concerti del 1996 a Modena, Ferrara, Torino e Genova). Titolo: A Multitude of Angels (nel 40° dei Sun Bear)

Jarrett a Roma, tocco magico alieno Solo una decina di brani, molto ricercati, declinati su generi, stili, estetiche diversi. In ottobre uscirà un cofanetto di piano solo italiani (ben 5 cd-set coi concerti del 1996 a Modena, Ferrara, Torino e Genova). Titolo: A Multitude of Angels (nel 40° dei Sun Bear)


20160712_190452

Ci arrivo in taxi al piano solo del 12 luglio all’Auditorium Parco della Musica, sala Santa Cecilia.
Inizio ore 19, manco il tempo di un aperilingus con una delle tante ragazze accaldate accorse da ogni dove e proprio in quel quando che ci ha fatti incontrare, consumate vite senza che si consumi (tra di noi, qui, ahinoi) manco il rancio d’una sveltina in bagno. Tra pensieri-scivolo e parole-scala salgo al secondo piano.
Prendo posto e dopo un po’ Lui appare, tanto quanto in un eccome. Messi da parte Lacan e De Sade, guardo in lungo e straight between ammiro una camicia rossa garibaldina, fighissima: lo show promette bene e in sala scende il buio.

Ok, il seggiolino non gli va a genio, al fenomeno, e dopo un simpatico siparietto l’appoggiaterga viene sostituito in diretta… ma è ancora troppo basso e viene alzato coi pomelli, a mano, e in quel rivivere di mestieri nobili la memoria va ai voltapagine, ai racchettapalle, ai correttori di bozze… Ecco, adesso il match può cominciare.
Via libera al contemporaneo spinto: trame sempre nuove, giochi di note e dissonanze, cascate di note con volute architettoniche e cascami di Novecento voluti, inseriti, arricchiti. Anche il secondo round, sempre più difficile a dirsi e descriversi, cresce su armonizzazioni improvvisate, inedite e spericolate. E che tocco… Poi un bluesaggio sghembo dei suoi e altri echi di modernità perduta e sperduta: smonta, rimonta, straccia e riannoda, in completa libertà e autonomia di mani e di fraseggi. Davvero suoni nuovi, soluzioni irriproducibili, molti echi e sapienti retoriche di pedale, ribattute e ostinati, con voci cupe (dita sinistre) e cascate di vetreria più acuta (dita destre).

Come da copione arriva anche il momento lento, ma di quelli complessi e di imprevedibile destinazione: non proprio ballad, ma schemi scarni o nascosti e in divenire, come vuole il dettato improvvisativo, e via cantando.
Qua e là passaggi jazz, ma senza esagerare. Prevale la ricerca ossessiva dell’intentato, quel darsi abbandonato (ma sempre ben dosato, controllato) all’istinto che passa, lampi e tuoni d’invenzione che sanno stupire anche un habitué delle di lui perlustrazioni e incursioni in territori non abituali e forse inabitati, schegge sparse che non di rado si trasformano in perle ora onanistiche ora condivise, con piccole e a volte impercettibili autocitazioni qua e là.
Il tessuto del tappeto volante che chiude la prima parte (6 tracce), quello che di solito fa venire l’acquolina in bocca anticipando la seconda parte (solitamente più commestibile), non è da trance ipnotica pur toccando i nervi giusti del pubblico, che da lì in poi aumenterà intensità e rumore degli applausi.
Venti minuti di intervallo.

La promo-cartolina distribuita all'ingresso

La promo-cartolina distribuita all’ingresso, che annuncia i 5 cd

Il primo brano della seconda parte fa entrare in fila indiana nella magia. Il secondo idem. E’ un crescendo d’intese che libera altri spazi mentali melodici e sonori. Saranno anche per palati fini, ma tra una ripresa blues e una maggiore frequentazione del sistema tonale meno impuro è impossibile fermare i primi brividi di una platea ormai conquistata.
Poi però accade l’imprevisto prevedibile. L’alieno scorge la luce di un flash ed esce dal palco, stizzito. Vi rientra per acclamazione, quindi fa gli inchini di rito ma soprattutto baipassa il piano incamminandosi verso il microfono. Parla, spiega, sgrida. Si esprime in maniera stretta per alcuni minuti, tornando sul concetto forte, prescrittivo, che qualcuno ha osato disattendere. Torna via. Il suo popolo lo chiama. Riappare fuori, raccoglie con altri inchini una rubinetteria di applausi e se ne va ancora. Ritorna e la scena è la stessa: il pubblico lo acclama, lui ringrazia e se va per la terza volta. Il chiasso in sala aumenta, tra ansia e compiacimento, perché l’eventualità di una sospensione snob e scocciata fa parte del live e comunque vale il prezzo esperienziale d’un biglietto all inclusive (but exclusive).

Prevale la comprensione dell’artista “intronauta”, quella per il genere umano: il mito torna sui passi, quelli stabiliti, cioè sul palco. Ovazione.
Si siede e attacca Over the raimbow, suo grande classico nei bis. Silenzio religioso ed emozioni alle stelle per una nuova versione, stupendamente eversiva nelle variazioni.
Un regalo… e se ne va. Torna fuori etc inchini etc delirio di applausi etc una, due, tre volte: quella buona.
Si siede per l’ultima volta ed estrae dal cilindro un pezzo senza prezzo, di sensibilità inestimabile. Non solo dolce, non solo leggerissimo, etereo, non solo sussurrato: è parlato, rallentato ma non troppo, arrivato da non si sa dove nel posto giusto al momento giusto. Quello che intimamente (mi) aspettavo, sublime nelle sue occulte sublimazioni, ruggente a tratti quanto struggente nell’andamento adamantino, intenso e denso nel tema principale, cesellato e variato più volte ma tenuto fino alla fine nella sua sostanza primigenia: prima coi crescendo, poi coi diminuendo… fino a chiuderlo, arioso e apertissimo, sferico e lirico, in flebile e sfumata dissolvenza.

4 Responses »

  1. Great Ciro ! Da un giovin vecchio nostalgico e innamorato di Keith (anche Emerson …) mi son commosso – senza esagerare – sul tuo resoconto … ah ! quanto avrei voluto esserci, wish I was there … !!
    bye
    guido

    • Che bella sorpresa Guido!
      Grazie per le parole, e per condividere con me questa passione – Emerson incluso.
      La prossima volta andiamo insieme! :-)

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>