Verso Napoli, 18 maggio 2015. Ode

Verso Napoli, 18 maggio 2015. Ode


pulcinellaLunedì prossimo av-venturo, da umanoide apolide e animista atipico o solista apatico (fors’anche da sofista babelico, foss’anche da onanista mistico), se il giorno verrà e Italo vorrà e varrà la mia Itaca, sarò nel pieno unanimismo d’un ritorno in quella Napoli Capitale d’Italia che sa di sapere, nel ricordo capitale di quel lontano presente che fu il 18 maggio 2009 (stesso posto, stessa data, stesso teatro): che io volli e attesi e presi, e che poi mi tenni stretto giacché mi rese assai e di più nel mio percorso ch’è un discorso sempre aperto a-tu-per-tu.

Un viaggio nella “cultura umanista” dal tepore umanistico e tenore sanfedista, un villaggio d’altura vagamente storicista e sanamente illuministico, laicamente rituale e stoicamente spirituale, fieramente caffeista e fortemente pianistico (da Vico a Croce, da San Gennaro al San Carlo, dalla didattica di Vitale alla tastieristica di Jarrett). Una trasferta che sa di catarsi sudista in chiave purista: una città di onde e di sponde (d’odori e d’ardori) che risponde di tutto e che dal golfo allo zolfo si confonde fra turisti e turnisti a zonzo.

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