Monthly Archives: settembre 2014

Da Babylon al Panopticon

Da Babylon al Panopticon


paraLa fiction, il feuilleton. Montalbano e Montezuma (la malédiction aztèque), don Cavillo e l’onorevole Picone, don Camallo (il caratteristico scaricatore di torto) e il disonorevole Pippone mediatico, mai così retorico e pletorico.

paraL’orgia dichiarante e declamatoria del sabba di partito, le dicerie degli untori (Bufalino) e le bufale farcite, tra prefiche e sineddoche (una parte per il tutto, il lutto a mezzo stampa), la stanza chiusa e la pre(te)sa di distanza, i totem e i tabù, la verità innocente scambiata per omertà indecente, i cervelli all’ammasso e i massi scagliati (le fatidiche prime pietre di sepolcri imbiancati).

il Giorno della civetta (Sciascia) e la civetteria narcisa, il ditino alzato delle anime belle (mica ribelli, suvvia) e l’orgoglio dei cittadini giustamente schierati contro l’humus persecutionis, dunque il fumus perfectionis, l’indice accusatore e l’alluce annusatore, cortocircuitanti circoli leziosi, Babylon e Panopticon.

Ipertrofia d’ego e ipocrisia in eco, elitropia (pietra preziosa verde: le si attribuiva la virtù di guarire le morsicature dei serpenti e anche di rendere invisibile chi la portava con sé) e ipoestesia (diminuzione della sensibilità e della relativa risposta dell’individuo a un determinato stimolo), il Calandrino correttivo e il malandrino collettivo.

I professionisti dell’antidoping e gli anticorpi fisicati messi a nudo, la cicuta socratica e la cicoria rionale, la cicala e la formica, fasi anali e frasi banali, prima estorte e poi distorte, reductio ad praecipitium e redactio ad nazium, conati di monito e chiamate in correità.

Funiculì-funiculà, trallallero-trallallà…

Macelleria sociale, Articolo 18 e Comma 22

Macelleria sociale, Articolo 18 e Comma 22


Ci siamo fatti il mazzo
il mondo è un vecchio pazzo
ci siamo rotti il cazzo

mostroL’Articolo 18 è un “Comma 22″: aporia, paradosso, circolo lezioso… distrazione, depistaggio, derubricazione viziosa.

Il lavoro non è un diritto, ma un falso problema: il futurista Renzi, dunque, non è l’abiezione, così come il passatista Landini non è la soluzione. La partita doppia non è lì, perché lì non c’è partita, zero a zero e “falla” (nel senso di fallacia) al centro.

Lo snodo epocale (il focus lessicale, il ficus benjamin) è il combinato disposto – ad oggi ancora scombinato indisposto – di flessibilità e tutele, fusione per incorporazione, cioè riattivazione declinazione decrittazione della dialettica storica (purtroppo sempre più stoica, epilettica, apoplettica) Capitale-Lavoro, con un portato in più: il REDDITO, di cui nessuno parla.

Da cui il precipitato virtuoso della REDISTRIBUZIONE, uovo di Colombo e vaso di Pandora – non tanto per utopica e/o prometeica uguaglianza, quanto per distopica, distonica, prosaica sopravvivenza.

Occorre ripensare la lotta di classe e riattivare subito la classe A della lotta, che è ritorno al pensiero. Alla cotta d’ideali comuni, cioè al doposcuola filosofico, al criticismo tra compagni di banco (ripetenti contro replicanti, prime feste e primo bacio, seghe in bus e paglie in bagno), alla scuola dell’obbligo contro la scuola dell’orrido.

Premiata Macelleria Asociale, Pregiata Corbelleria Sodale.

Siamo al divide et impera, alla guerra dei nessi più che dei sessi,
alla sfida (sfiga) tra poveri impoveriti depauperati…

assunti contro precari, assorti contro impegnati, assolti contro indagati, licenziati contro esclusi, tutelati dai diritti acquisiti contro titolati dai rovesci inconquistati
e inacquistabili, leggi di mercato contro mercato delle vacche, esodati contro esondabili, statalizzati contro mai-stabilizzati, servi contro inservibili, subalterni contro subumani, crumiri contro scioperati, troike contro prefiche, Club Bilderberg contro Galassia Gutenberg, Zuckerberg contro Stalingrad…

per non dire raccomandati versus emendati, leccaterga versus caratteriali, liberati timbratori di cartellino versus liberi professionisti del nulla, la bara della viltà
del benessere versus la culla della civiltà del malessere,
sindacalisti versus liberisti, pezze al culo versus culto dei torti…

quindi Rolling vs Beatles, Coppi vs Bartali, renziani vs anziani, giuristi vs giudici, baristi di buvette vs basisti con roulotte, Lennon-McCartney vs Lemmon-Matthau, Mediasette vs Super8, quadri aziendali vs quadri senza cornice,
fanculati vs fancazzisti, pensioni certe vs passioni tristi e via elencando…

col capitalismo morente che, insieme all’applauso, pretende pure l’Ichino…

ALBA (Trenta righe)

ALBA (Trenta righe)


io piccola guitar

Stamane sono nel non-sono, in quel non-sono di un suono che rimane

non sono il nome che porto
non sono le schifezze che mangio
non sono il non-lavoro che faccio

non sono le cose che vedo dall’alto
non sono le cose che sento sul palco
non sono come le case che cambio

non sono l’amore e il suo torto
non sono un eroe ma mi arrangio
non sono i sofismi che spaccio

non sono le parole che invento
non sono le stecche che prendo
non sono il mio riso e mi offendo

non sono una risposta nel vento
non sono un cervello all’ammasso
non sono tanto basso come sembro

non sono le scarpe che non metto
non sono tutti i bar che non frequento
non sono notte e giorno steso a letto

non sono i mal di testa o gli altri pesi
non sono i pochi soldi o quelli spesi
non sono ciò che leggo quando fuggo

non sono la virtù che mi si addice
non sono la pietà che mi seduce
non sono che me stesso e il suo vice

non sono il tempo che passa
non sono tutto quello che serve
non sono il solo dio che si rivive

ma sono il mio sole che sorge
nel suono delle note più lontane
colui che nella notte si riscrive

Sedici righe (Rap 1-3-4-3-4-1)

Sedici righe (Rap 1-3-4-3-4-1)


io sorrido piccolaGarbugli di dita, sonagli di vita…

Giusto essere così, siamo come siamo,
appesi all’evidenza, arnesi d’altri tempi:
piante d’alto fusto, cespugli di savana…

Bargigli in fila indiana, miscugli di canzoni,
comparse concettuali, rimpalli di giornata
in giorni senza tempo, bolle di sapone
per orgogli mal riposti, già spogli di risposte…

Persone d’altro pianto, ciascuno nel suo guscio,
stiamo dove stiamo, identici e contrari,
autentici fantasmi, miracoli di stenti…

Ma ancora qui presenti, presunti comunardi,
bastardi d’alto bordo, codardi nel profondo:
in guerra con noi stessi o eroi di copertura,
sassi di paura gettati per il mondo…

E nell’attimo che osiamo, in quell’attimo esistiamo…

Ventisette righe

Ventisette righe


io giornale piccolaI gufi e i rosiconi (o cloni ciarlatani),
i pupi siciliani e i lupi marsi-cani e morsiconi,
i cupi e i risicati, i capoccia dimessi
e i capi dismessi, o i punti e a capo
tra i puntini di sos-pensioncina due stelle,
i gesuiti euclidei di Battiato e i fanatici clitoridei,
i Nestbeschmutzer che sputano nel pianto
dove mangiano, i siamo uomini o corporali
dell’ascoltare Glenn Gould sorseggiando Glen Grant…

Le orse assassinate e le corse in auto
(incauto come sempre), i cupio dissolti
e i redde frationem, i galli ad Esculapio
e gli inganni dell’inculatio, gli Schadenfreude
sulle sfighe altrui e senza sfide loro,
i prodromi palindromi e i nippodromi cinesi,
gli error vacui e tutti i vuoti a prendere
compresi tra lo zenit, gli Zelig e gli Zagor
– o lo Zadig di Voltaire pensando a Fred Astaire…

Le battaglie vinte e le finte taglie curvy,
gli eteronimi di Pessoa e gli erotomani da boudoir,
i dipinti di Renoir e i soliti fin de non-ricevoir,
gli assoli di glockenspiel e i suoni dei tuoni
(per aspera ad astra-zione), nell’infinito encore
di Jarrett a Tokyo o di Lacan a Parigi,
fino ai torvi corvi di corvée e ai furbi sciacalli
riapp-arsi vivi tra le terse e incallite calli
di queste venusiane, carsiche ore perse…

Marxisti su Marte: sala piena per Fusaro nella turbo(furbo)capitalista Casalgrande
Una lectio chiara, netta e istruttiva, a tratti illuminante. Sarà riuscito a risvegliare le dormienti coscienze della Piastrella Valley?

Marxisti su Marte: sala piena per Fusaro nella turbo(furbo)capitalista Casalgrande
Una lectio chiara, netta e istruttiva, a tratti illuminante. Sarà riuscito a risvegliare le dormienti coscienze della Piastrella Valley?


fusaroIl sistema economico in cui viviamo, a differenza dei regimi del passato, non pretende di essere perfetto: semplicemente nega l’esistenza di alternative. Per la prima volta il potere non manifesta le proprie qualità, ma fa vanto del proprio carattere inevitabile. Il nuovo saggio di Diego Fusaro è un colpo di frusta alla retorica della realtà come situazione immutabile, all’abitudine di prenderne atto anziché costruirne una migliore. Si impone così il principale comandamento del monoteismo del mercato: “non avrai altra società all’infuori di questa!”. Il primo compito di una filosofia resistente è quindi ripensare il mondo come storia e come possibilità, creare le condizioni per cui gli uomini si riscoprano appassionati ribelli in cerca di un futuro diverso e migliore. A partire da questo pensiero in rivolta, si può combattere il fanatismo dell’economia: e, di qui, tornare a lottare in vista di una più giusta “città futura”, un luogo comune di umanità in cui ciascuno sia ugualmente libero rispetto a tutti gli altri. (Quarta di copertina)

Il saggista Diego Fusaro ieri sera a Casalgrande, davanti al Luna Park della Fiera

Il saggista Diego Fusaro ieri sera a Casalgrande, davanti al Luna Park della Fiera

Sassuolo, tripla gaffe philò
(L’audio traditore, le immagini assenti
e una “n” di troppo nel cognome – olè!)

Sassuolo, tripla gaffe philò
(L’audio traditore, le immagini assenti
e una “n” di troppo nel cognome – olè!)


bauman sassuolo

Milf e dintorni. Zeitgeist, o la gloria degli “anta”: proprio oggi, sull’argomento, Bauman ha tenuto una lectio magistralis nella ceramicaia e periferica Sassuolo, con lettura in piazza della sua celebre trilogia di postmodernariato (“Amore liquido”, “Flirtaggio gassoso” e “Scopamicizia solida”).

#‎popphilosophy‬ #‎lamoreaitempideisocial‬ #‎sischerza‬

Viva la malinconia, muoia la tristezza

Viva la malinconia, muoia la tristezza


Per la medicina era una malattia, per la religione un peccato. Ma i grandi artisti ne hanno saputo trarre opere immortali

Un altro importante saggio arrivato da poco nella nostra libreria

Un altro importante saggio arrivato nella nostra libreria

La malinconia è un albero ombroso che ti succhia linfa ma a volte dà frutti deliziosi: opere, poesie e a volte perfino trattati sulla malinconia medesima. Ho davanti a me due libri, uno poderoso e ponderoso, uscito pochi mesi fa in Italia e l’altro smilzo e acuto uscito invece tanti anni fa.

Il primo è L’inchiostro della malinconia (Einaudi, pagg. 564, euro 36) di Jean Starobinski, medico, saggista e letterato. È un compendio filosofico-sanitario, una storia e fenomenologia psico-letteraria della malinconia, delle sue origini soprannaturali o patologiche e poi degli effetti sentimentali e caratteriali. Una volta era localizzata nella bile nera o nella milza, e la religione la considerava peccato di accidia: l’ acedia è un torpore, un’assenza d’iniziativa, una disperazione totale, senza scampo, acuita dalla solitudine, che produce mutismo, anzi «afonia spirituale»; quella che Marsilio Ficino indicava come perdita eccessiva dello spirito sottile. La voce dell’anima non parla più. Il rimedio classico era viaggiare. L’espressione spirituale della malinconia è la letteratura della nostalgia, la passione del ricordo. Kant ritiene che il nostalgico non desidera in realtà i luoghi della giovinezza, ma lo stato della giovinezza, la propria infanzia legata a un mondo anteriore. Per S. la nostalgia è una malattia morale… Read the rest of this entry