Dai municipi ai Facebook di tutta Italia
Si sentono “eletti” (promossi non si sa bene da chi per fare non si sa bene cosa) solo perché sono consiglieri comunali. Si dosi la retorica, grazie…

Dai municipi ai Facebook di tutta Italia
Si sentono “eletti” (promossi non si sa bene da chi per fare non si sa bene cosa) solo perché sono consiglieri comunali. Si dosi la retorica, grazie…


C.A.P. IN SALA DEL TRICOLORE A REGGIO (SEDE DEL CONSIGLIO COMUNALE) SIEDE SULLO SCRANNO CHE E' STATO DEL SINDACO DELRIO

C.A.P. IN SALA DEL TRICOLORE A REGGIO (SEDE DEL CONSIGLIO COMUNALE) SIEDE SULLO SCRANNO DEL SINDACO DELRIO (copertina di “Tuttoreggio”, 2006)

La chiamano funzione di rappresentanza. C’è di mezzo il popolo, cioè la democrazia, quindi l’istituzione repubblicana. Tutto bello e nobile, se non fosse che…

La cooptazione e/o ambizione politica (da candidati di partito o da autocandidati: nessun merito scientifico acquisito o qualità umana richiesta, nessun gran giurì a valutare se non il simbolo elettorale di una fedele appartenenza) ha portato centinaia di persone comuni in una qualche grigia assemblea di provincia. Tale fisiologico approdo, agevolato dal marketing e giustificato dalla teoria statistica, per alcuni degli eletti è stato vissuto come un evento miracoloso, quasi da chiamata divina riservata appunto a tanti e tali “Eletti” (con la “e” maiuscola).

Certo, alcuni hanno lottato e faticato per farsi eleggere, dunque ben venga una sana isteria liberatoria post-nomina. Qualcuno con le preferenze ha compiuto piccoli miracoli, ok, e il sistema agonistico democratico ringrazia per l’impegno profuso. Nella maggior parte dei casi, però, si tratta di promozioni annunciate, di pronostici prevedibili (nel senso che la matematica non è un’opinione: come se una passeggiata al chiaro di luna sotto casa venisse scambiata per la maratona di New York e narrata a mo’ di impresa epico-titanica per le piccole e temporanee gioie di un ego fin lì trascurato e mai lusingato, stimolato o soddisfatto).

Da ore, su e giù per la Penisola del Belpaese, sulle proprie bacheche Fb trasformate in propaganda (dite loro che la campagna elettorale è finita e che domenica si è votato), salutano l’episodio – in sé vuoto di contenuti di merito – alla stregua di una laurea ottenuta con il massimo dei voti dopo anni di studio e di sacrifici. Come il matrimonio o la nascita di un figlio, come una vincita di milioni di euro al Totocalcio. Come se avessero vinto un Oscar o il premio Nobel. Sembrano discorsi alla nazione a reti unificate, sbarchi su Marte, accessi ai sogli (agli spogli) pontifici. Casistiche di psico-sociologia, di antropologia culturale: non di politica, per quanto partecipata sia.

YOUUn evento cosmico, di importanza storica, una svolta epocale: come se i consigli comunali contassero qualcosa (a parte il ruolo simbolico, di ratifica), come se interessassero alla gente (ogni incontro, che è pubblico, va deserto: non c’è platea), come se fossero anche solo dei parlamentini con funzione deliberativa (laddove a parlare sono i soliti due o tre, e il più delle volte per dar aria ai denti, senza cioè esercitare un reale potere esecutivo, spesso nemmeno d’indirizzo e quasi sempre neppure di controllo: insomma, una terra di peones, di comparse numeriche, di temi a scomparsa – specie dopo l’introduzione della cosiddetta elezione diretta del sindaco: fanno tutto le giunte, tra l’altro nominate dai sindaci… bontà loro!).

Meno retorica e più senso della misura, please. Meno solennità e meno fanfare (per non dire fanfaroni: molti quando possono bigiano l’assemblea, e ne hanno ben donde). Meno demagogia e più senso pratico: meno supercazzole astratte prima e più interventi puntuali e incisivi dopo. Meno auto-incenso e più umiltà. Grazie.

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