Monthly Archives: dicembre 2013

L’illusione peggiore? Pensare
di vivere senza avere illusioni

L’illusione peggiore? Pensare
di vivere senza avere illusioni


Trilogia elogiativa. Dopo l’ozio e l’egoismo, è tempo di rivalutare le nostre chimere travestite da speranze. Imparando da Demostene, Balzac e Marguerite Yourcenar

libri curarsi

TORNO ILLUSIONIDa una decina d’anni a questa parte, Armando Torno è andato costruendosi una sorta di filosofia personale e portatile che lo mettesse al riparo dai guasti della contemporaneità.
Cominciò prendendosela con «la truffa del Tempo», la frenesia che ci uccide in una corsa il cui traguardo finale è la nostra irrimediabile e irredimibile scomparsa; continuò con le «virtù dell’ozio», antidoto indispensabile contro il logorio della vita quotidiana; si perfezionò nell’«elogio dell’egoismo», orgogliosa dichiarazione di sovranità individuale in un’epoca in cui il pensiero unico dei diritti dell’uomo sembra consegnarci al tartufismo più ipocrita e più servile.

Adesso il panorama si apre su questo Elogio delle illusioni (Bompiani, pagg. 126, euro 20) che è una summa e insieme un viatico per esistenze che non rinunciano alla speranza pur sapendo benissimo che quest’ultima resta una chimera. Torno è un robusto pensatore realista, da non confondersi con i conservatori né tanto meno con i reazionari. La sua stella fissa è semmai Montaigne, quello che di fronte alla vanagloria e alla bramosia, di conquista, sesso, denaro, ammoniva di ricordarsi sempre che, per quanto si possa pensare di essere in cima alla scala sociale, restiamo seduti sul nostro posteriore…

egoismo tornoProprio perché realista, Torno sa che il mondo sarebbe insopportabile se gli uomini non concorressero a creare una sorta di cortina fumogena con cui nascondere e/o alleviare le brutture: sono le illusioni che ci consentono di andare avanti, e dalla politica all’amore, dalla religione all’economia, non ne possiamo fare a meno. «Ogni giorno esse ci accompagnano. Talvolta si vestono di sogni e ci scortano, tenendo lontani gli incubi. Con esse amiamo e odiamo, la loro fedele presenza ci porta dal pianto al riso. Senza di esse la noia e la paura ci assalirebbero. Ogni uomo si è illuso o forse è soprattutto un illuso. Da sempre. E continua a esserlo».

Torno non è un misantropo, sul genere dello straordinario Alceste creato da Molière. Caso mai ne è l’esatto contrario, perché mentre questi fa della strage delle illusioni la propria battaglia, sa benissimo che non solo è una battaglia persa, ma è soprattutto una battaglia sterile. Le illusioni sono come l’aria che respiriamo e senza saremmo morti ancor prima di cominciare a vivere.

virtù dell'ozio tornoCostruito come un’intelligente e ragionata silloge di citazioni fra loro legate con il filo di una cultura sterminata quanto stravagante, nel senso che spazia fra seminati scarsamente arati e ancor meno popolati, Elogio delle illusioni è un baedeker dell’esistenza, una guida turistica del saper vivere. Prendiamo l’amore, che giustamente tiene a battesimo e introduce il suo aureo libretto. «L’amore offre i migliori risultati quando non tiene conto dei freni del ragionamento, o meglio quando li usa male. È un inganno della natura attraverso il quale la specie si perpetua».

Prendiamo la politica, vera e propria caccia e pesca delle illusioni, cartina di tornasole della necessità di credere dando credito alla categoria più screditata, quella dei politici, appunto. Come diceva al riguardo Demostene, «nulla è più facile che illudersi perché ciò che ogni uomo desidera, crede anche che sia vero». Ne deriva che «da cinquemila anni circa, da quando Menes unificò l’Egitto e diede avvio alla storia dinastica del paese del Nilo, si possono registrare circa un migliaio di trattati di pace. Uno ogni cinque anni, mese più mese meno. E tutti sono stati sostanzialmente disattesi. Un’immensa fabbrica di illusioni».

"Paper passion", for booklovers

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E il progresso? Come diceva quel tale, «forse andava bene una volta, ma è durato troppo». E non ha torto Henry de Montherlant quando nel Ventaglio di ferro scrive: «Dopo Sesostri, nulla di ciò che è importante ha fatto un passo. Tutto ciò che non è importante ha fatto passi giganteschi». È anche per questo che, contradditoriamente, ci illudiamo su un passato migliore del presente che ci tocca vivere, o su un futuro «dalle magnifiche sorti e progressive», per dirla con Leopardi, in grado di fare giustizia dell’ora e adesso che ci tocca sopportare. Chateaubriand scrisse le Memorie d’oltretomba illudendosi che la letteratura, e quindi la memoria, potessero sconfiggere il tempo, e l’oblio che esso porta con sé. Le illusioni perdute di Balzac raccontano la fine di un’epoca e degli uomini che si ostinavano a volerla incarnare. Marguerite Yourcenar definì le biblioteche, pubbliche e private, «un granaio contro l’inverno dello spirito».

curarsi con i libriEcco tre grandi illusi, consapevoli di esserlo, ma non per questo disposti a lasciarsi convincere della infecondità delle loro illusioni. Il paradosso della moltiplicazione e della velocizzazione della cultura, sta d’altronde nel fatto che ormai «abbiamo a disposizione tutto, ma quello che ci manca è il tempo per leggere, per capire o anche semplicemente per orientarci nell’oceano di offerte che ogni giorno ci bombardano». Lo leggerò quando sarò in pensione, ci sorprendiamo a dire, dando vita a una doppia illusione, letteraria e pensionistica…

«Man mano che passano gli anni – nota Torno – si ha sempre più bisogno di aumentare le dosi di verità a disposizione di questo mondo e di illudersi con maggior coscienza. Certo, senza rinunciarvi. Perché siamo condannati (o graziati) a vivere e a morire di illusioni».

(Stenio Solinas, Il Giornale, 28/12)

Annusatori di tutto il mondo unitevi!

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l'odore della cartaImmaginiamo per un momento che la carta stia per scomparire. Che cosa andrebbe perduto? La risposta è semplice: tutto. La carta è tutt’intorno a noi. E non pensiamo soltanto ai libri, alle lettere, ai quotidiani; pensiamo ai certificati, alle carte da gioco, ai tovagliolini, ai biglietti da visita, agli imballi dei telefoni cellulari e alle bustine del tè. Siamo gente di carta. Tuttavia, si dice, l’epoca della carta è al tramonto: si vendono più ebook che libri cartacei, i biglietti elettronici hanno rimpiazzato quelli tradizionali, gli archivi vengono digitalizzati. Il mondo in cui viviamo è stato costruito con la carta, nondimeno ovunque guardiamo la carta sta scomparendo e stiamo entrando in un nuovo mondo, senza carta. In questo libro, Ian Sansom esplora tutti i paradossi di questo eccezionale materiale inventato dall’uomo e la sua presenza, silenziosa e ininterrotta, dietro ogni aspetto della nostra vita. Un’opera divertente e stracolma di curiosità e informazioni, una riflessione di straordinaria attualità. Un libro.

Natale con Marco. Carceri, amnistia, giustizia. Così Pannella il 25 mattina aiuterà “il governo a fare quello che non può”

Natale con Marco. Carceri, amnistia, giustizia. Così Pannella il 25 mattina aiuterà “il governo a fare quello che non può”


ciucoL’antico combattente ha imbracciato come un’ascia l’ennesimo Satyagraha. E nel giorno della nascita di Gesù farà due atti di profonda riverenza, e insieme di sfida. Uno di natura spirituale e l’altro di carattere istituzionale. Marco Pannella sarà la guida morale della terza Marcia di Natale per ottenere l’amnistia e riaprire il dibattito sulla riforma della giustizia (dopo il naufragio dei referendum) a cui parteciperanno politici, avvocati, preti, direttori penitenziari. Partendo da San Pietro, in omaggio a Papa Francesco che ha abolito l’ergastolo e introdotto il reato di tortura nell’ordinamento penale vaticano ben prima dell’Italia. E, ricorda Pannella, “si è battuto anche per l’amnistia in Argentina”. La marcia si concluderà a Palazzo Chigi, per sostenere simbolicamente il capo dello stato, Giorgio Napolitano, poiché si continua a disattendere la sua richiesta di riformare la giustizia e il sistema penitenziario e “per aiutare il  governo a fare ciò che non può più fare: prendere un provvedimento per l’amnistia, l’unico strumento per intervenire in modo strutturale”… Read the rest of this entry

-> Dal “nasty effect” (fattore cattiveria) all’hate speech: i commenti incivili (e vili, poiché anonimi) dei lettori-attori online
Gran figli di troll. Modeste proposte per trasformare in best practice le frustrazioni e/o invidie dell’esercito di “tastierados” del web, che piegano contenuti e condizionano giudizi (e che quasi sempre restano impuniti)

-> Dal “nasty effect” (fattore cattiveria) all’hate speech: i commenti incivili (e vili, poiché anonimi) dei lettori-attori online
Gran figli di troll. Modeste proposte per trasformare in best practice le frustrazioni e/o invidie dell’esercito di “tastierados” del web, che piegano contenuti e condizionano giudizi (e che quasi sempre restano impuniti)


trollDopo tredici anni di onorato (insomma) servizio come moderatrice di forum, blogger, mammaminkia su Facebook e discussant sullo scibile umano (vabbe’, scibile) su Twitter, una (vabbe’, io) si fa delle domande e non sa darsi delle risposte. Però ormai ci si guarda intorno, per strada, sulla metro, al bar, e, perché no, al lavoro; e ci si chiede se le persone tanto ammodo o tanto medie e/o tanto ufficialmente innocue sono le stesse che vogliono far paura sul Web. Statisticamente, realisticamente, in molti casi, sì. Sono i troll che scrivono commenti orrendi sugli articoli pubblicati online e sui loro autori. Sono i forconisti da tastiera, cani sciolti o più o meno coinvolti in movimenti nascenti o morenti o X. Sono i dottor Jekyll e mister Hyde che sono una grande fetta della popolazione attiva sui social network e sui siti dei giornali. A volte siamo io e voi (quando si fanno politiche anticiclisti mascherate da iniziative pro bici ci sono pure io a delirare, mi autodenuncio; per dire).

playIL DOTTOR JEKYLL E MISTER WEB-HYDE – Perché il mezzo è facile da usare, la tentazione è forte, l’anonimato è possibile. E il risultato non rispecchia più la situazione politico-economico-sociale di un Paese: «è» la situazione, la orienta, la avvelena. Le sventagliate di commenti feroci nei nostri siti di giornali prodotti da giornalisti che fanno il meglio che possono (è la frase-mantra che gli psicoterapeuti ripetono ai figli delusi dai genitori; tenetela a mente quando pensate a noi, vi prego) avvelenano davvero. E avvelenano i rapporti sociali, la politica politicata, i media stessi. Ce ne accorgiamo tutti senza elaborare le nostre sensazioni. Le ha elaborate in una poderosa ricerca l’Annette Strauss Institute for Civic Life della University of Texas a Austin. Austin è una roccaforte delle startup americane, l’università è importante, i suoi studiosi segnalano rischi… Read the rest of this entry

La nostra civiltà? Più che della tecnica o
del profitto è figlia dell’inutile (che va preservato) e del pensiero (che va coltivato)

La nostra civiltà? Più che della tecnica o
del profitto è figlia dell’inutile (che va preservato) e del pensiero (che va coltivato)


nucci ordineNuccio Ordine riflette su come siano le attività prive di profitto, come la filosofia o il rito, ad avere creato le basi dell’umanità

«Coloro che noi chiamiamo inutili sono le vere guide», dice Platone nella Repubblica. Nuccio Ordine non cita la massima di Platone nel suo manifesto filosofico su L’utilità dell’inutile (Bompiani, pagg. 266, euro 9). E i suoi entusiastici recensori che hanno decretato il rapido successo di questo libretto anche fuori d’Italia, forse non si rendono conto dove porta l’elogio dell’inutile.

È innanzitutto un elogio della filosofia, sapere inutile ma necessario. «Povera e nuda vai filosofia», si ama ripetere per denigrare quella scienza «con la quale e senza della quale si rimane tale e quale»… Read the rest of this entry

Terre della fantasia e altri luoghi leggendari

Terre della fantasia e altri luoghi leggendari


ecoStoria delle terre e dei luoghi leggendari è un saggio in cui Umberto Eco esplora e racconta i mondi fantastici nati dalla fantasia di scrittori ed artisti.

Sono centinaia i mondi che, nel corso dei secoli, sono stati inventati dall’uomo.

Partendo dai poemi di Omero e arrivando alla fantascienza dei nostri giorni, Umberto Eco racconta questi favolosi mondi, ricchi di mistero e magia, sui quali sono stati proiettati tutti i desideri e i sogni, ma anche gli incubi e le paure, che non riuscivano a trovare un loro spazio nel mondo del reale.

In questo volume Umberto Eco sfoglia le pagine dei grandi classici della letteratura, alla ricerca dei significati nascosti in quei mondi immaginari.

fugaCosì da Ventimila leghe sotto i mari ad Alice nel paese delle meraviglie, dal Milione di Marco Polo ai fantasy di Tolkien, il lettore viene accompagnato in un viaggio di scoperta di tutti quei luoghi che gli scrittori di ogni epoca hanno lasciato in eredità.

Terre in cui ognuno può ritrovare qualcosa di sé stesso, popolate da mostri, fantasmi ed eroi, attraversate da magia e da passioni e che non sono limitati nello spazio e nel tempo dai vincoli cui è costretto ciò che è reale. Con Storia delle terre e dei luoghi leggendari, Umberto Eco guida i lettori attraverso un percorso piacevole ed entusiasmante attraverso testi antichi e moderni, fumetti e romanzi che hanno rappresentato la formazione alla lettura di tutti noi, plasmando in una certa misura la nostra sensibilità nei confronti del fantastico.

-> Atlante (sentimentale) delle isole remote
“Catalogo poetico di luoghi (ideali e non) sperduti nei tempi e nell’oceano”. Bello!
E ancora: “Le rivoluzioni sono proclamate sulle navi, le utopie sono vissute sulle isole”

-> Atlante (sentimentale) delle isole remote
“Catalogo poetico di luoghi (ideali e non) sperduti nei tempi e nell’oceano”. Bello!
E ancora: “Le rivoluzioni sono proclamate sulle navi, le utopie sono vissute sulle isole”


isole remoteE’ il libro ideale per chi ama i libri. E soprattutto per chi ama i sogni sprigionati dai libri. E’ un catalogo poetico e meticoloso di isole sperdute nei tempi e negli oceani – il sottotitolo recita: “Cinquanta isole dove non sono mai stata e mai andrò” – ed è scaglie di terra e leggenda ad alta vocazione metaforica. Dunque richiama Borges, richiama Calvino, richiama l’“Isolario” che Ernesto Franco ricalcò sul bellissimo “Nuvolario” del grande Fosco Maraini. L’autrice inventa e inventaria ogni isola come fosse un racconto, ne descrive l’immagine e la posizione, ne ripercorre le vicende più struggenti oppure la storia tutt’intera; essendo perlopiù isole piccole come uomini, generano storie brevi come gli uomini: storie di battezzatori di terre che per acqua battesimale hanno il sangue, di esploratori antichi e di viaggiatori moderni, di avventure incendiarie e di amori mai spenti. Tutte però toccate dal mistero malinconico che ha ogni materia assediata da materia opposta, si tratti di terra circondata da mare o di uomini… Read the rest of this entry