Monthly Archives: agosto 2013

MANDATO D’APPARIZIONE
Centrosinistra 2.0: dal leader in
fabbrica alla fabbrica del leader

Come Bene in Sono apparso alla Madonna
FestaReggio, si vara il nuovo “presepe” Pd
(collezione autunno-inferno, tutti in saldo)

MANDATO D’APPARIZIONE
Centrosinistra 2.0: dal leader in
fabbrica alla fabbrica del leader

Come Bene in Sono apparso alla Madonna
FestaReggio, si vara il nuovo “presepe” Pd
(collezione autunno-inferno, tutti in saldo)


SANTO SUBITO!  FestaReggio, attesi migliaia di pellegrini, allertate sia la Protezione Civile sia Prostrazione Religiosa

SANTO SUBITO! FestaReggio, domani attesi migliaia di pellegrini. Allertate sia la Protezione Civile sia la Prostrazione Religiosa

Venerdì 30 passa il treno e arriva
il trend, ciuf-ciuf clap-clap!

apparso

Save the date: domani tutti dal Rottamator Cortese, oh dolce stil novo!

Franza o Spagna purché Toscana, Ralph Lauren e Conte of “Florence”, casual chic e radical choc!

Inginocchiatoi per le prime file a 5 euro in prevendita! Venghino siori!

Turibolo, incenso e aspersorio in offerta a metà prezzo, sconti (di pena) a volontà
e “baldi” di fine stagione!

brosioPre-delusi e post-pentiti, surfisti di corrente e sempreverdi di partito, grossi calibri e mezze tacche, ghini di tacco e simil-meneghini, revanscisti di larghe vedute e riservisti di grandi pretese o lunghe imprese, venghino copiosi!!!

(Photo opportunity e strette di mano-valanza solo su prenotazione, con gadget pre-congressuali in esclusiva e peones di seconda classe in coda; hic sunt leones! veni vidi vici! alea iacta est!)

Tutta la curva alè-oh-oh, “branding” ovation e cori da ultimo stadio, e chi non canta bersaniano è-è!

Chiagnino e fottano, “Yes weekend!” ma venghinooo!

I “cortigiani” secondo Facci

I “cortigiani” secondo Facci


Tutti si affidano al ricorso alla Consulta. Ma dimenticano che la Corte costituzionale è pur sempre magistratura. E confermano che ormai la politica è suddita delle toghe

Venti di guerra Usa-Siria

Venti di guerra Usa-Siria. La decisione a ore…

Poi un giorno, probabilmente nel Tremila, ci accorgeremo che invocare o deprecare l’intervento della Consulta è solo e solamente la doppia faccia di uno stesso problema: che è quello di una politica che ha deciso di mettersi definitivamente nelle mani della magistratura, perché questo è la Consulta: una magistratura, un onnipotente giudice di ultima istanza, un tribunale che dovrebbe custodire la Costituzione – in teoria – ma le cui sentenze, di fatto, hanno modificato la Costituzione per significato e portata.

La Consulta è questo: una magistratura incline a sanzionare le decisioni dei governi anche quando sono confermate dal Parlamento: intervenendo sulla legge elettorale, sui vari lodi regolarmente bocciati e, ora, su una legge che il governo non avrebbe il fegato di modificare da solo. Un problema non solo italiano (analoga invasività stanno palesando le corti statunitense e soprattutto tedesca) e che ormai prefigura una sorta di «jurecrazia» dove il controllo dei poteri democratici viene esercitato da chi è privo di mandato popolare e, tuttavia, avanza in territori che appartenevano alla politica.

Un ex democrazia in cui le varie corti (tribunali, cassazioni, l’Aja, Strasburgo ecc) dialogano tra di loro all’interno di un ordine giuridico globale.  Un ordine in cui la politica, per reagire alla magistratura, si rivolge a chi? Alla magistratura. (Filippo Facci, Libero)

Il Papa: “I have a drin!”
Cornetta alla crème
C’è campo… si sente da Dio!

Il Papa: “I have a drin!”
Cornetta alla crème
C’è campo… si sente da Dio!


Sua Santità in interurbana
Da quando ha cambiato gestore, il Papa prende dappertutto. Ha campo perfino
dove prima non aveva neanche mezza tacca, fra gli atei e i refrattari

telefonoDa quando ha cambiato gestore, il Papa prende dappertutto. Ha campo perfino dove prima non aveva neanche mezza tacca, fra gli atei e i refrattari. L’altro giorno anche un ragazzo di Padova ha ricevuto una sua telefonata di otto minuti, Francesco ha scherzato con lui e gli ha detto diamoci del tu. Ormai se ricevi una telefonata da numero sconosciuto non pensare che sia un operatore in cerca di piazzare offerte, magari è il Papa. Ti sta squillando – vedi chi è per favore – non compare il numero – allora sarà Papa Francesco – vedi tu cosa vuole, comunque digli che ce l’abbiamo già.

Stalker divino, il Papa dispone di un abbonamento illimitato, come si addice al Vicario di Lui. In principio fu twitter, ora aspettiamo le faccine papali. Il Papa fa bene il suo mestiere. Certo, sconcerta un po’ se paragoni il suo stile you and me al respiro solenne dei secoli, alla maestà dell’Auctoritas papale, al Sacro che incute rispetto e distanza.

Ma lo spirito soffia dove vuole, anche in un cellulare. Quel che annoia invece è l’ammirata e rituale sorpresa dei media. Ogni cosa che fa, anche banale, è un miracolo: san Francesco parlava agli uccelli, a Francesco invece gli rispondono perfino i pesci. Miracolo doppio. Grande, apre ai gay e a Balotelli, telefona e scherza con tutti, magari organizza gavettoni in Vaticano. Bertone ne sa qualcosa del nonnismo papale… Comunque Francesco ha oscurato Obama (si può dire o è razzismo?). Ha scalato la top ten dello star system. Che poi cresca con lui pure la Fede, lo sa solo Dio. (Marcello Veneziani, Il Giornale)

Stato di diritto, giudici e amnistia
Ultimo treno per la giustizia giusta
Votiamo i referendum di Pannella!

Stato di diritto, giudici e amnistia
Ultimo treno per la giustizia giusta
Votiamo i referendum di Pannella!


sirenaPannella e il Cav. Un vecchio savio matto e un macchinista senza agibilità. Ma loro possiedono l’unico salvacondotto che conti per l’Italia. Riformare la magistratura, che non si lascerà mai riformare. E qui si spiega il perché…

non-giudicate-vitiellocirco mediaticoVa a finire – non sarebbe la prima volta – che il più savio di tutti è un vecchio matto con gli occhi spiritati da sciamano e la coda di cavallo. Marco Pannella sta offrendo, con i referendum, il biglietto per l’ultimo treno. Non certo l’ultimo treno per Berlusconi, che non ha più neppure il passaporto, e il cui potente salvacondotto si è rivelato fantomatico più dell’arma segreta di Hitler. No, il fischio del capostazione annuncia l’ultimo treno per la riforma della giustizia, il solo salvacondotto che conti per l’Italia, il “grande veicolo” su cui salire tutti. L’ultimo, si badi: non ci saranno a breve altre partenze, e a quel punto toccherà farsela a piedi, e ci vorranno anni o decenni. Non si annuncia come un viaggio comodo: la destinazione è incerta, le rotaie dissestate, il percorso disseminato di strettoie, ponti scricchiolanti e carcasse lasciate a marcire sui binari. Ma è la sola via possibile, o almeno la più realistica. Perché se è vero, come ha scritto Angelo Panebianco, che un potere forte e unito (la magistratura) non si lascerà mai riformare da un potere debole e diviso (la politica), ne consegue che l’unica flebo per iniettare in tempi brevi vigore e legittimità al potere cagionevole è un mandato popolare inequivocabile.

gli errori giudiziarimelliniIl viaggio è accidentato, e uno dei candidati macchinisti è nelle condizioni – di agibilità, ma anche di credibilità – che sappiamo. Ha il solo vantaggio di non aver più nulla da perdere, il che, diceva una vecchia canzone, è uno dei sinonimi di libertà. Hic Rhodus, hic salta: faccia capire, una buona volta, se riformare la giustizia gli preme davvero. Serve però una mappa, una strategia e una visione rischiarata delle cose. Berlusconi, che in barba alle suppliche di Filippo Mancuso fece deragliare dolosamente il treno precedente, quello dei referendum del 2000, non ne ha mai avuta una, ed è stato il suo errore imperdonabile. Non ha avuto una strategia per la gestione dei suoi casi personali, oscillando capricciosamente – secondo la distinzione classica di Jacques Vergès – tra il “processo di connivenza” e il “processo di rottura”, tra il riconoscimento e il disconoscimento della legittimità dei suoi giudicanti, per tacere dei rattoppi casarecci delle leggi ad personam. Tantomeno ha avuto una strategia per la conduzione della battaglia politica: sventolare a intermittenza davanti alla magistratura associata il babau della Grande riforma senza mai metter mano all’aratro significa sottovalutare e travisare fatalmente la natura e le forze in campo del nemico.

LivadiottidirittoHo detto nemico, e non è parola bella, ma qualunque riforma della giustizia degna del nome passa per una limitazione dei poteri della magistratura (nel senso, se non altro, di bilanciare questi poteri con responsabilità altrettanto ampie e di ricomprenderli per qualche via nel processo democratico), e non c’è modo di ottenerla se non a brutto muso, fatte salve l’astuzia e la diplomazia. L’Anm non è la Gilda dei Leccalecca del “Mago di Oz”, e ha poco da temere da una classe politica che arretra impaurita perfino davanti alle associazioni dei tassisti: anzi, dalle grida di chi predica da lupo e razzola da agnello trae solo un guadagno d’immagine, e un credito vittimistico da vantare abusivamente. Se stavolta (lo spero contro ogni speranza, assuefatto al peggio) si vuol fare sul serio, bisogna sgombrare il campo da alcuni abbagli ventennali, che saranno anche utili per compattare le truppe ma non aiutano a vincere la battaglia, anzi la compromettono… Read the rest of this entry

Le giovani la sanno (la danno!) lunga
Una bottarella e così sia, facendo sesso (gratis!) senza stare insieme
né promettersi chissà cosa (tipo un futuro che non si ha a qualcuno/a che non saprebbe che farsene).
E senza l’inutile, dispendioso e un po’ ipocrita rituale della cena-alibi

Le giovani la sanno (la danno!) lunga
Una bottarella e così sia, facendo sesso (gratis!) senza stare insieme
né promettersi chissà cosa (tipo un futuro che non si ha a qualcuno/a che non saprebbe che farsene).
E senza l’inutile, dispendioso e un po’ ipocrita rituale della cena-alibi


Sveltine. Una volta ogni tanto basta e avanza
Non è un fenomeno culturale, non è panico morale,
è solo sesso. Solo la sociologia non lo capirà mai

bananaA parte gli italiani che, secondo il Guardian, non valgono granché per il sesso occasionale perché hanno sempre una gran voglia di andare anche a cena (e a volte soltanto a cena), tutto il resto del mondo, soprattutto il giovane mondo dei ragazzi e delle ragazze che si baciano in piedi contro le porte della notte, senza cenare e spesso senza fidanzarsi o nemmeno rivedersi una seconda volta, deve rassegnarsi a essere definito un fenomeno sociologico, qualcosa che provocherà negli osservatori molto panico morale, molti editoriali, inchieste, dibattiti e ricerca di un colpevole e nei fruitori (specie nelle ragazze) molta insicurezza, confusione, forse addirittura perdizione e condanna alla infelicità… Read the rest of this entry

La demo-civiltà, cioè la vita com/unitaria (vita, non viltà) ri-fondata su regole e contrappesi e compromessi di ‘common sense’ o ‘common dissense’ condivisi anche quando appaiono divisivi, si basa (e tutto sommato “si basta”) su quote anche minime ma necessarie di sano “paracully correct”, giacché il principio di realtà complessa e anti-ferita del mondo adulto e concavo toglie giustamente spazio al principio di piacere (laddove l’offesa si configura come sfogo sessuale nemmeno poi tanto sublimato) del mondo e del modo infantile decisamente “reo convesso” e autoriferito
Grillo vuole vincere facile quando per giustificare i toni maschi attacca il politicamente corretto. Ma la sincerità non può essere libertà d’insulto, perché stuzzicare furbescamente gli istinti frustrati significa istigare alla maleducazione, inneggiare al non rispetto delle sensibilità o peculiarità altrui, sostituire la volontà di potenza del capo branco al bene comune che è intra e interdipendenza d’interessi sfumati e mai acuminati, ossia zona grigia che non ammette drastiche o draconiane liste di proscrizione o d’irrisione (il noto pregiudizio, retorico e ipocrita, più demoscopico che demagogico, sui “buoni a prescindere” da una parte-partito e i “cattivi per definizione” dall’altra)
Genialità bambina vs genitalità bullista

La demo-civiltà, cioè la vita com/unitaria (vita, non viltà) ri-fondata su regole e contrappesi e compromessi di ‘common sense’ o ‘common dissense’ condivisi anche quando appaiono divisivi, si basa (e tutto sommato “si basta”) su quote anche minime ma necessarie di sano “paracully correct”, giacché il principio di realtà complessa e anti-ferita del mondo adulto e concavo toglie giustamente spazio al principio di piacere (laddove l’offesa si configura come sfogo sessuale nemmeno poi tanto sublimato) del mondo e del modo infantile decisamente “reo convesso” e autoriferito
Grillo vuole vincere facile quando per giustificare i toni maschi attacca il politicamente corretto. Ma la sincerità non può essere libertà d’insulto, perché stuzzicare furbescamente gli istinti frustrati significa istigare alla maleducazione, inneggiare al non rispetto delle sensibilità o peculiarità altrui, sostituire la volontà di potenza del capo branco al bene comune che è intra e interdipendenza d’interessi sfumati e mai acuminati, ossia zona grigia che non ammette drastiche o draconiane liste di proscrizione o d’irrisione (il noto pregiudizio, retorico e ipocrita, più demoscopico che demagogico, sui “buoni a prescindere” da una parte-partito e i “cattivi per definizione” dall’altra)
Genialità bambina vs genitalità bullista


cao

Secondo Beppe Grillo non possiamo più parlare. «Il politically correct - ha scritto nel suo blog – ha trasformato le nostre conversazioni in parole sintetiche. Di plastica. Le ha svirilizzate. Parlare come si pensa è diventato uno scandalo».

I bagni di mare e le terme, evidentemente, inducono il leader del Movimento 5 Stelle alla speculazione linguistica; non alla riflessione, però. Se riflettesse, Grillo capirebbe che esiste un confine tra «correttezza politica» e buona educazione.

Se l’Italia della politica è diventata un pollaio isterico – dove molto si schiamazza, poco si discute e ancor meno si combina – è anche grazie a un linguaggio pesante e violento. Qualche esempio recente e poco edificante.

Il leghista Matteo Salvini su Facebook, dopo che il compagno di partito Roberto Calderoli aveva paragonato il ministro Kyenge a un orango: «Perché la sciura Kyenge non va a fare il ministro in Egitto?». Gianluigi Piras, esponente di spicco del Pd in Sardegna, dopo che un’atleta russa s’è dichiarata a favore di leggi anti-gay: «Isinbayeva, per me possono anche prenderti e stuprarti in piazza». Il giornale della famiglia Berlusconi, alla vigilia della sentenza della Cassazione, attacca i magistrati e titola: «Banditi di Stato».

Ognuna di queste uscite, certamente, s’è guadagnata la sua dose di applausi. Ma chi ha un ruolo pubblico non deve cercare solo gli applausi; dovrebbe anche pensare perché li riceve. Non può agire d’istinto, sapendo che le proprie azioni e dichiarazioni producono conseguenze. Stuzzicare gli istinti dei propri tifosi, in un Paese fazioso come il nostro, è facile: ma poco responsabile.

È questo che Beppe Grillo non capisce – o finge di non capire. Ha scritto: «Mentre parli devi continuamente e seriamente valutare se ogni parola che stai per pronunciare può urtare la sensibilità di qualcuno: un gruppo religioso, un’istituzione, una comunità, un’inclinazione sessuale, un’infermità, un popolo». Certo, è proprio così: occorre rispettare le sensibilità altrui. E chi fa questo non è pavido: è attento. Non è debole: è più forte.

La «correttezza politica» può essere grottesca: lo abbiamo visto in America, dove chi è basso di statura è diventato «verticalmente carente» (vertically challenged). Ma buon senso e sensibilità restano importanti. Un leader politico deve pensare, prima di parlare o scrivere. Perché i suoi eccessi, ai sostenitori, appariranno come un incoraggiamento, o almeno come una giustificazione. Se Beppe Grillo dedica a un altro Beppe (uno a caso) un articolo del suo blog dal titolo: «Mescolarsi vuol dire sporcarsi di merda» è chiaro che i suoi fan andranno oltre e scriveranno oscenità, insulti e minacce.

È questa l’Italia che vogliamo? Un posto dove l’insensibilità viene chiamata franchezza, l’aggressività onestà, l’arroganza spontaneità? Non è spontaneità, invece, dire tutto ciò che ci passa per la testa: è un modo di tornare all’età della pietra, dove le dispute conseguenti venivano risolte con le clave.

L’aggressività verbale non si ferma alla politica, che pure fornisce pessimi esempi. Passa per lo sport e le strade, le famiglie e i luoghi di lavoro, la televisione e tutti i media, trascinando a sé persone un tempo distanti da certi modi e certi toni. Se in radio, in televisione e sui giornali ci insultiamo come adolescenti all’oratorio non abbiamo l’attenuante dell’età, e abbiamo l’aggravante del cattivo esempio. Certi umori traboccano immediatamente sui social network, dove qualcuno confonde la libertà con la libertà d’insultare. Controllare il linguaggio, e pensare prima di esprimersi, non è «svirilizzare» le conversazioni, come sostiene Grillo. I veri uomini e le vere donne – quelli che tengono in piedi quest’Italia esausta – non hanno bisogno di gridare e offendere. Sanno che si può parlare e ragionare: e la voce, spesso, arriva più lontano.

(Beppe Severgnini, Corriere della Sera)