Omaggio a Franca. Con Fo nel giorno del fu

Omaggio a Franca. Con Fo nel giorno del fu


rame foMistero buffo? No, zona Franca.

Don Gallo, Jannacci, Califano, Little Tony: l’Italia dei falò delle vanità perde un altro faro di verità. Spaccati geniali, onde d’arte e d’urto oltre (o contro) gli steccati, cose così e altri casi a parte. Preti spretati e talenti sprecati, tanto De André e zero De Sade, su e giù nei peccati veniali degli amici di sempre – buon sangue non mente: “il nostro piangere fa male al Re”.

La Roma a ramengo, le trame random, le rime in ire e in are – fuggire, pregare, sparare, sparire: gli assurdi tabù, il padre assente. Il passato che cura, la cultura irridente, gli anni Sessanta e quella santa condizione di utopia mista a perdizione.

I Settanta, l’azione. I migliori anni della nostra vita fuor di viltà, la meglio gioventù abbracciata. Lo Stato colluso, i colpi di Stato, i colpi di coda, le code di paglia, le colpe di Stato, lo Stato del “quel-che-è-stato-è-stato”, lo status quo e i quiproquo. L’idea forte di libertà irredenta, il delta di noi, la morte – che tempi… che tempre!

La Rame in Fo che si fa fu.

Lucente come non mai, seducente come so – come sai.

Forse non mia, ma più amica. Pia nel mio presente.

Come un’anziana e amata zia.

CAP

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