Cristologia – 3 / Beati gli ultimi
L’Iscariota per Scalfari e Zagrebelsky

Cristologia – 3 / Beati gli ultimi
L’Iscariota per Scalfari e Zagrebelsky


“Dopo Giuda. Se Rep. si butta sull’Iscariota, al Corriere
è un fiorire di aureole.
Ma Riotto li batte con all the saints”
(Il Foglio)

Corsa ai santi. Non solo Repubblica. Dopo le uscite cristologiche di Gustavo Zagrebelsky a proposito di Giuda Iscariota scritte su Repubblica anche il Corriere della Sera, da par suo, scende in campo con i propri santi. In esclusiva su Nove Colonne tutti i santi, ops, all the saints.

Corsa ai santi. Non solo Repubblica. Via Solferino, dopo la virata teologica di Zagrebelsky e la risposta teleologica di Eugenio Scalfari, lancia la campagna “Un santo al giornale!”. Entusiasta da subito Paolo Valentino: “Purché si cominci con san Pancrazio!, patrono di Taormina”…

Corsa ai santi. Non solo Repubblica. Digiuni come sono di santi e santità, al Corriere non hanno colto l’urgenza di pregare il santissimo Pancrazio e l’hanno buttata sul luogo comune: “Santo subito”. Con tanto di foto-notizia del cardinal Martini. Forte, però, è la polemica contro Rep. e la scelta di indagare intorno a Giuda: “Non si può ammettere l’Iscariota nel novero dei beati” – annota Ferruccio de Bortoli – “non era un tecnico”.

Corsa ai santi. Non solo Repubblica. Cerchiobottisti come sono, con un articolo di Aldo Cazzullo, al Corriere hanno lanciato il santo del nord che è molto amato al sud ma il Cazzullo, improvvido, ha sbagliato santo. In luogo dell’Antonino patavino, ha illustrato l’Abate provvisto di porcellino e altri porcellini al seguito.

Corsa ai santi. Non solo Repubblica. Il più competente in materia (e in tutte le altre, va da sé) è Paolo Isotta che ha organizzato dalla sala Buzzati le dovute esortazioni al principale tra i santissimi, ovvero, san Gennaro, mentre sul tavolo della Sala Albertini, Pietro Ichino, ha sparso cartelle, articoli e pre-note per esodare san Giuseppe lavoratore. Non senza dibattito perché al Corriere usa così. E’ stato necessario intervistare Susanna Camusso che ha però accusato san Giuseppe di sfruttamento minorile: “Gesù aveva la pialla in mano e non ho mai visto lui e suo padre con il casco di protezione”.

Corsa ai santi. Non solo Repubblica. Se Giavazzi e Alesina si sono prenotati i santi Cosma e Damiano, complicata s’è rivelata la scelta di Pigi Battista. Doveva, come è ovvio, prendersi il Battista, ma il cugino di Cristo è in forte sospetto di complicità con il terrorismo internazionale: “A lui”, scrive Battista, “è dedicata la moschea di Damasco”. Difficile anche la posizione del Poverello d’Assisi. “Su di lui”, ha ancora spiegato Battista, “gravano prove più che sospetti. Non solo è mussoliniano, ‘Il più italiano dei santi, il più santo degli italiani’, ma non faceva altro che brigare con il Sultano. Un vero e proprio fascio-islamico”.

Corsa ai Santi. Non solo Repubblica. L’unico santo rimasto a Battista è san Sebastiano. Ogni giorno ha la sua dose di frecce. I ragazzacci del Fatto non fanno che trafiggerlo. Paolo Mieli non partecipa al dibattito perché, e non se n’erano accorti al Corriere, sta già assiso al fianco di san Tommaso, sant’Agostino e san Girolamo.

Corsa ai santi. Non solo Repubblica, non solo il Corriere. Non va a vincere la gara dei santi proprio la Stampa? E tutto questo grazie a Johnny & Riotto che si prende, va da sé, all the saints. E’ tutto un primo novembre. Perfino Mario Calabresi quando entra al giornale canta: “Oh, when the saints go marching in, oh, when the saints go marching in, Lord how I want to be in that number…”. (Il Foglio, 10 settembre)

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