Monthly Archives: agosto 2012

“Veline”, la scandianese Valeria vince a Salsomaggiore (puntata di ieri sera su Canale 5) e va in finale

“Veline”, la scandianese Valeria vince a Salsomaggiore (puntata di ieri sera su Canale 5) e va in finale


La numero 3 si chiama Valeria Ventilli, arriva da Scandiano (Reggio Emilia), ha 21 anni, alta 172 cm, fa la commessa in un negozio di intimo e la sera fa la cameriera in un ristorante.
Vuole mettere da parte i soldi per mantenersi agli studi universitari.

“Veline 2012″, il programma ideato da Antonio Ricci e condotto da Ezio Greggio, in onda da Piazza Berzieri di Salsomaggiore Terme. In gara le bionde (Canale 5, primissima serata). A vincere la puntata di ieri sera, 30 agosto, è Valeria Ventilli, 21 anni, di Scandiano (Re). Diplomata in arte del tessuto, di giorno lavora come commessa in un negozio di biancheria intima. La sera, invece, fa la cameriera.
Sul palco si è esibita nel commento di un’improbabile sfilata da parte di un altrettanto improbabile Pavarotto travestito da top model.

Renzi-Bersani? Le opposte tifoserie smaniano per mettersi in mostra (sperando forse d’esser notate dai vertici?). Ma Salomone Tutino
non si schiera e anzi si dissocia dagli intruppati: “Che tristezza, basta guerre fratricide”. Dibattito acceso

Renzi-Bersani? Le opposte tifoserie smaniano per mettersi in mostra (sperando forse d’esser notate dai vertici?). Ma Salomone Tutino
non si schiera e anzi si dissocia dagli intruppati: “Che tristezza, basta guerre fratricide”. Dibattito acceso


Vignetta satirica anglosassone (1798)

“Renzi-Bersani. Ancora non è finita l’estate ed è già partita la corsa per schierarsi in queste primarie per il premier. Vedo partire richieste, appelli, gruppi di sostegno, e il dibattito è triste.

Quante ne abbiamo già fatte di guerre di questo tipo? Dove ci hanno portato? Questa volta penso proprio che non riuscirò ad entusiasmarmi e, forse, nemmeno a schierarmi.

Gli atteggiamenti da assalto a Palazzo di Inverno o quelli di alcuni Guardiani della Fede non stanno aiutando.

Sulla carta i programmi sono molto diversi, vero. Ma poi vedi come si schierano i soliti dirigenti e non puoi fidarti”

(L’assessore e dirigente Pd Mirko Tutino, oggi su FB)

Idillio finito tra Cat-Alessio e l’ex “ombra”?
Scandianistan: Mammi (pacato ma cazzuto, documentato e perfido, signore della sintassi e senza alcun refuso) bacchetta il capogruppo leghista Ferrari. “I lavori stradali? Non è vero che è merito tuo: capisco che devi fare opposizione, ma basta sollevare polvere sui giornaletti”. I due in passato hanno sempre politicamente flirtato, “culto” e camicia l’un con l’altro, dove era il primo c’era pure il secondo: stavolta però il sindaco anti-Iren ha scelto lo smarcamento a sinistra (“con-scappellamento-a-destra-come-se-fosse-antani-terapia-tapioco”? – cfr. la supercazzola brematurata di Tognazzi), quindi di non rinunciare a rifilare un coppino dialettico al “gemello diverso” leghista (perdipiù sulla di lui bacheca FB: affrontooo! Ma il maroniano ha lasciato tutto, rispondendo all’affondo… poi però la questione è stata (e)virata, dirottata sulla fuffa cosmica, così da finire prima fuori tema e poi a tarallucci)

Idillio finito tra Cat-Alessio e l’ex “ombra”?
Scandianistan: Mammi (pacato ma cazzuto, documentato e perfido, signore della sintassi e senza alcun refuso) bacchetta il capogruppo leghista Ferrari. “I lavori stradali? Non è vero che è merito tuo: capisco che devi fare opposizione, ma basta sollevare polvere sui giornaletti”. I due in passato hanno sempre politicamente flirtato, “culto” e camicia l’un con l’altro, dove era il primo c’era pure il secondo: stavolta però il sindaco anti-Iren ha scelto lo smarcamento a sinistra (“con-scappellamento-a-destra-come-se-fosse-antani-terapia-tapioco”? – cfr. la supercazzola brematurata di Tognazzi), quindi di non rinunciare a rifilare un coppino dialettico al “gemello diverso” leghista (perdipiù sulla di lui bacheca FB: affrontooo! Ma il maroniano ha lasciato tutto, rispondendo all’affondo… poi però la questione è stata (e)virata, dirottata sulla fuffa cosmica, così da finire prima fuori tema e poi a tarallucci)


SEMPRE IN SELLA. Da quando si è messo di traverso sul caso Iren-sindaci, cantandogliene quattro ai padroni della nostra acqua e del nostro riscaldamento, il sindaco di Scandiano è diventato il dio del popolo bue ceramico (e non solo)

Caro Fabio, ho molto rispetto per il ruolo di consigliere comunale. In particolar modo per l’opposizione che deve sempre trovare luoghi e modi per esprimere il proprio pensiero. Per questo non ho mai scritto sulla tua pagina, anche quando ho letto affermazioni non condivisibili. Stavolta però sono in dovere di intervenire perché quello che hai scritto non corrisponde al vero. Come si evince bene dall’articolo i lavori di cui si parla sono stati appaltati diversi mesi fa. Li abbiamo anche descritti in un articolo apparso il 18 Luglio. Ti ringrazio per il lavoro che fai che a volte può essere utile a chi amministra, ma queste opere non partono a seguito del tuo articolo. Non li abbiamo appaltati stanotte. Fare l’opposizione di questi tempi è abbastanza facile. E’ come tirare cazzotti ad una persona con le mani legate. Perchè come tu sai o puoi immaginare le Amministrazioni locali sono fortemente in difficoltà a causa della mancanza di risorse e dei vincoli del Patto di stabilità che non ci consente nemmeno di fare le cose più elementari e necessarie, come la manutenzione ordinaria del patrimonio. Abbiamo appaltato 150 mila euro di lavori stradali. Per tutto il Comune! Sono le risorse che uno spende a sistemare casa. Come puoi capire sono risorse assolutamente inadeguate a rispondere a tutto quello che bisognerebbe fare. Ma sono quelle che possiamo metterci in questo momento. Vieni da me, ti do tutto l’elenco delle manutenzioni di cui ci sarebbe bisogno: strade, marciapiedi, strutture, parchi, impianti… C’è materiale sufficiente per fare comunicati stampa da qui alle prossime elezioni (questa è perfidissima, e ci piace! – ndr). Certo che fare tutto con il 20% delle risorse che c’erano fino a 3 anni fa non è facile. Ma noi lo facciamo, perchè ci assumiamo la responsabilità di governare e risolvere i problemi nel limite delle nostre oggettive possibilità. A chi governa non basta sollevare un po’ di polvere sui giornali. Saluti”

Il consigliere del Carroccio e barbaro sognante Ferrari aveva postato su Facebook la foto di questo articolo, vantandosi in questi termini per il successo ottenuto: “Dopo la mia denuncia sullo stato delle strade…”

E l’educata risposta di Ferrari, sempre su FB (così com’è, punteggiatura inclusa)
“Egregio SIndaco Mammi,il titolo del comunicato stampa, non l’ho scritto io,(se vuoi ti invio il mio comunicato originale) in apertura ci sono le dichiarazioni dell’Assessore Zanni. Tu sai benissimo che io non vivo di protagonismo mediatico, anzi spesso segnalo le problematiche direttamente agli Assessori o a chi ne ha le competenze. Se non ci sono le risorse perchè sono ulteriormente tagliate dal governo Monti, digli ai tuoi del PD di non sostenere un governo che continua a togliere soldi ai comuni e su questo argomento tu sai benissimo come la penso, cioè più soldi ai comuni (virtuosi) e meno alla politica centrale, ivi sul patto di stabilità io sono contrario. Saluti” (25 agosto)

C’ERA UN RAGAZZO, CHE COME, AMAVA I BEAGLE E I ROLLING STRONZ…

*Festa degli scazzi: c’eravamo tanto odiati…
BOTTE DA ORBI (E DA FURBI)!
Già: se il “Buongiorno” si vede dal mattino…


Conflitto pro-voti sul fronte sinistro. Da quando Bersani ha rintuzzato gli annosi affondi del comico-guru inaugurando la Festa nazionale con una birichina dichiarazione di guerra (“Fascisti! Sfascisti!”) in risposta – non proprio a caldo – a un video zombie-walk diffuso qualche settimana prima, è tutto un susseguirsi e un alternarsi e un affastellarsi e un ubriacarsi di colpi (di sole) sotto la cintola e tutti sono in trincea e in apnea (dai vertici di Roma e di Genova ai peones di Reggio in carriera su questo e su quell’altro fronte), chiamati con squilli di tromba e tromboni alle armi e all’insulto – o di qua o di là, neutrali non si sta: laddove e allorquando ogni incursione in campo nemico sarà premiata in vista della composizione dei governi locali e nazionali prossimi venturi e avventurosi. Oggi nell’Armageddon di tattiche e filippiche pre-elettorali si schiera antropologicamente pure l’altrimenti moderato Gramellini (rubrichista principe della Stampa sabauda, romanziere fabio-“fazista!” ma soprattutto il più amato dalle femmine democrat che fanno colazione al bar con brioche cappuccio sgabello, che pendono e spandono dalle labbra d’inchiostro delle sue mai impopolari e comunque condivisibili rapsodie pedagogico-morali quotidiane). Il lider Massimo difende l’angelico Benigni-Pinocchio dalle grinfie del diabolico Grillo-Gabibbo, il quale francamente poteva risparmiarsi la sparata-boomerang sul cachet del toscanaccio COME NE USCIREMO?

*Festa degli scazzi: c’eravamo tanto odiati…
BOTTE DA ORBI (E DA FURBI)!
Già: se il “Buongiorno” si vede dal mattino…


Conflitto pro-voti sul fronte sinistro. Da quando Bersani ha rintuzzato gli annosi affondi del comico-guru inaugurando la Festa nazionale con una birichina dichiarazione di guerra (“Fascisti! Sfascisti!”) in risposta – non proprio a caldo – a un video zombie-walk diffuso qualche settimana prima, è tutto un susseguirsi e un alternarsi e un affastellarsi e un ubriacarsi di colpi (di sole) sotto la cintola e tutti sono in trincea e in apnea (dai vertici di Roma e di Genova ai peones di Reggio in carriera su questo e su quell’altro fronte), chiamati con squilli di tromba e tromboni alle armi e all’insulto – o di qua o di là, neutrali non si sta: laddove e allorquando ogni incursione in campo nemico sarà premiata in vista della composizione dei governi locali e nazionali prossimi venturi e avventurosi. Oggi nell’Armageddon di tattiche e filippiche pre-elettorali si schiera antropologicamente pure l’altrimenti moderato Gramellini (rubrichista principe della Stampa sabauda, romanziere fabio-“fazista!” ma soprattutto il più amato dalle femmine democrat che fanno colazione al bar con brioche cappuccio sgabello, che pendono e spandono dalle labbra d’inchiostro delle sue mai impopolari e comunque condivisibili rapsodie pedagogico-morali quotidiane). Il lider Massimo difende l’angelico Benigni-Pinocchio dalle grinfie del diabolico Grillo-Gabibbo, il quale francamente poteva risparmiarsi la sparata-boomerang sul cachet del toscanaccio COME NE USCIREMO?


A Benigni che alla festa del Pd gli faceva bonariamente il verso («Lui ti tende la mano, è fatto così. A me ha detto: come stai vecchio cadavere putrefatto salma piduista?»), Grillo ha risposto senza un sorriso ma con la solita, banale e – questa sì – tipicamente fascista litania del «chi paga?». In effetti Benigni si fa pagare i suoi spettacoli dagli spettatori, esattamente come Grillo. Coltivare idee di sinistra, o comunque idee, non costituisce ancora una ragione per lavorare gratis.

In questa disputa politica surreale di fine estate, Benigni si muove con la leggerezza di un cartone animato che ha studiato abbastanza per diffidare dei fanatici ma in fondo anche per compatirli. Grillo invece ha smarrito la levità corrosiva degli esordi, sostituendola con una maschera soffocante di livore. Il suo brontolio cupo e monocorde gli permetterà di raccogliere voti fra le macerie di un’Italia disperata, ma gli ha sottratto quell’energia positiva che sola consente di rimettere insieme le persone e le cose. Di ricostruire.

Se Benigni è Pinocchio, e ne condivide le ingenuità e le furbizie, i fallimenti e le rimonte, Grillo non è il Grillo Parlante ma un Gabibbo barbuto che si è spogliato dell’autoironia per indossare i paramenti del vescovo della Rete. Sprezzante, assertivo, inutilmente volgare, unico illuminato in un mondo di anime perse e oscuri complotti. Ciò detto, lo considero innocente. Da una vita recita testi non suoi. Il dramma è che da troppo tempo a scriverglieli non sono più Antonio Ricci e Michele Serra, ma Casaleggio, il guru di Cinque Stelle. Uno che basta guardarlo in foto una volta per averne paura per sempre.
(Massimo Gramellini, rubrica “Buongiorno”)

La Festa degli scazzi colpisce ancora!
Il lindo assessore Spadoni prende
le musico-distanze dall’ortodossia
togliattiana (e dall’egemonia culturale gramsciana) dicendo
la sua verità sul disco-minestrone
di stasera, al quale NON parteciperà Lindo Ferretti. Bravo Mimmo!
(In effetti il citare due volte i CCCP e quattro volte l’album Ortodossia nella nota ufficiale può confondere la portata dell’evento e dunque il senso di una reunion non avvenuta, innescando ambiguità artistiche e ricorsi antistorici: il fan di Lindo – cui l’interlocutore D. dà provocatoriamente del Lei – mette i puntini sulle “i” onde evitare accostamenti indebiti sapendo che la stampa è distrattona e sempliciona)

La Festa degli scazzi colpisce ancora!
Il lindo assessore Spadoni prende
le musico-distanze dall’ortodossia
togliattiana (e dall’egemonia culturale gramsciana) dicendo
la sua verità sul disco-minestrone
di stasera, al quale NON parteciperà Lindo Ferretti. Bravo Mimmo!
(In effetti il citare due volte i CCCP e quattro volte l’album Ortodossia nella nota ufficiale può confondere la portata dell’evento e dunque il senso di una reunion non avvenuta, innescando ambiguità artistiche e ricorsi antistorici: il fan di Lindo – cui l’interlocutore D. dà provocatoriamente del Lei – mette i puntini sulle “i” onde evitare accostamenti indebiti sapendo che la stampa è distrattona e sempliciona)


L’affondo di Spadoni

“Lo scrivo sommessamente, non tocca a me ma visto che nessuno dice nulla. C’è una verità storica e culturale che nella promozione di una evento (legittimo) non va travisata per fare cassetta. I CCCP nascono dall’incontro di Ferretti e Zamboni a Berlino nell’inverno tra l’82 e l’83. Ortodossia viene pubblicato nel 1984. Non è una reunion, non sono i CCCP e non si può parlare di CCCP se non ci sono Ferretti e Zamboni”

Poi la risposta e la replica

Dario: “Nessuno degli organizzatori ha mai fatto riferimento a una reunion dei CCCP. Leggi la descrizione dell’evento sui canali di FestaReggio e Festa Nazionale, la festa del mio e tuo Partito. “30 anni di Ortodossia”, serata evento con Massimo Zamboni, Nada, Angela Baraldi, Giorgio Canali, Fatur e Cisco. Zamboni, la chitarra punk arrabbiata di quelli che furono i CCCP, ha voluto riunire gli amici e i compagni di strada, a trent’anni dall’uscita di Ortodossia, primo lp della band. Dopo il concerto a Roma del 5 Luglio questa è l’ultima possibilità che avete per ascoltare Zamboni e compagni nella formula “30 anni di Ortodossia”. La “controriforma musicale” che i CCCP portarono nel nostro Paese resta decisiva nella storia del punk rock italiano: Massimo Zamboni riporterà tutte queste esperienze che proseguirono poi con CSI e con la sua carriera solista, sul palco il prossimo 29 agosto, per una serata live totalmente gratuita, un concerto che ha tutte le carte in regola per trasformarsi in qualcosa di unico ed irripetibile. “Voglia di guardarsi dietro le spalle, giunti a questo traguardo anagrafico, giusto per una sera, e ripartire in avanti. ‘Trenta anni di Ortodossia’ non significa irrigidimento, severità. Citando CCCP: ‘Questa non è una replica, facile e leggera, non è una mossa tattica’ – è solo vita, pensarsi in musica, punk d’autore. Sarà bello ritrovarsi’. (Massimo Zamboni)”

Mimmo: “Precisavo rispetto a una aspettativa che si sta diffondendo. Una roba simile è già successa a Roma. Vedi un po’ il profilo FB di Angela, che è una amica”

Dario: “Credo che la comunicazione uscita da Festareggio, Festa Nazionale, agenzia di produzione, artisti… sia stata chiara. Felice di sapere che Lei voleva offrire un servizio d’informazione alla comunità e non fare polemica. Dario (Resp. Arena FestaReggio)”

Mimmo: “Dario (dammi pure del)…tu…”

Prima di parlare di fascismo (del web) il Pd farebbe bene a leggere Togliatti, suo padre

Prima di parlare di fascismo (del web) il Pd farebbe bene a leggere Togliatti, suo padre


La comparazione tra Beppe Grillo e il fascismo non sembra legittima. Eppure su questo tema molti si sono sbizzarriti in questi giorni, a partire dalle affermazioni del segretario del Pd Bersani. Da qui un profluvio di parole, di chiacchiere senza costrutto e anche di analisi poco documentate e dove tutti hanno cominciato a usare le parole (fascista, comunista) con una disinvoltura notevole. Qualcuno si ricorda di Palmiro Togliatti (Bersani compreso)? Bene. Forse leggerlo non sarebbe male. Così tanto per provare a usare la testa. Né per scuoterla né per agitarla come un pupazzo.

La locomotiva di Francesco Guccini è il testo che ha ispirato Osama Bin Laden? Ovvero la fonte teorica dell’attacco alle Twin Towers è in una «locomotiva, come una cosa viva, lanciata bomba contro l’ingiustizia»? Solo un dissennato lo sosterrebbe e infatti nessuno ha mai pensato di accusare Guccini di essere il «grande vecchio» degli «uomini(donne)-bomba che hanno segnato il nostro tempo attuale». (David Bidussa, linkiesta.it)

Fascismo. Misurare la parola.

Il fascismo, la sua essenza, le sue origini, il suo sviluppo, come oggetto di studio, sembrano interessare sempre di più il mondo del lavoro e i partiti che costituiscono l’Internazionale comunista. Tuttavia non penso che a questo bisogno di conoscere corrisponda sempre una concezione esatta del fenomeno fascista esaminato sotto i suoi vari aspetti; credo che questo desiderio di sapere non sia sempre accompagnato dalla ferma intenzione di arrivare al sapere studiando attentamente il fascismo quale si manifesta concretamente in Italia e negli altri paesi.

Mi pare anzi che invece ci si lasci andare a sostituire allo studio approfondito di questo fenomeno l’esposizione di generalizzazioni del tutto astratte e non corrispondenti dunque completamente alla realtà. Pur tuttavia il difetto che consiste nel generalizzare a oltranza non è ancora la cosa peggiore, poiché non è raro che parlando del fascismo si commettano errori veramente grossolani di giudizio e d’interpretazione politica e storica. Non mi propongo qui di rilevare tutti questi errori; voglio semplicemente insistere su qualche aspetto del problema e tirarne alcune conclusioni. Mi servirò a questo fine dei risultati ottenuti mediante l’analisi e le ricerche effettuate in questo campo dal nostro stesso partito.
(…)
Si è presa l’abitudine di designare così ogni forma di reazione. Un compagno è arrestato, una manifestazione operaia è brutalmente dispersa dalla polizia, un tribunale condanna ferocemente dei militanti del movimento operaio, una frazione parlamentare comunista vede i suoi diritti lesi o abrogati, insomma in occasione di ogni attacco o violazione delle cosiddette libertà democratiche consacrate dalle Costituzioni borghesi, si sente gridare: «Ecco il fascismo! Siamo al fascismo!». Bisogna intendersi: non si tratta di una semplice questione di terminologia. Se si ritiene giusto applicare la designazione di fascismo a ogni forma di reazione, passi.

Ma non capisco che vantaggio vi troveremmo, salvo forse nell’agitazione. La realtà è un’altra. Il fascismo è una forma particolare, specifica della reazione; e ci è necessario comprendere bene in cosa consista questa sua particolarità. Né bisogna immaginarsi che questa analisi sia necessaria unicamente per arrivare a una distinzione obiettiva e scientifica. È egualmente indispensabile per giungere a un fine politico, per poter definire esattamente l’atteggiamento da prendere di fronte al fascismo quale è attualmente e soprattutto la condotta da adottare in avvenire durante il periodo di preparazione e di sviluppo di un movimento fascista.

Effettivamente, noi potremmo svolgere nel corso di questo periodo preparatorio un’azione precisa, destinata a ostacolare questi preparativi, a impedire questo sviluppo, ma la nostra attività potrà avere un successo soltanto se sapremo valutare esattamente quello che si trama nel campo avversario. Al contrario, se prenderemo come punto di partenza il famoso detto secondo il quale «di notte tutti i gatti sono grigi» e ne dedurremo che tutti i fenomeni di reazione sono fascisti, non arriveremo mai a occupare solide posizioni politiche e tattiche.

Il primo esempio di cui voglio servirmi per provare la giustezza della mia affermazione, sarà preso dalla esperienza stessa del nostro partito. Nel 1921-22, mentre questo non aveva ancora che due anni di esistenza e l’offensiva fascista era giunta al suo punto massimo, senza tuttavia aver portato alla vittoria completa, cioè alla conquista del potere da parte del fascismo, noi vedevamo trionfare in seno al nostro Comitato centrale una dottrina che penetrò tutta la politica della nostra organizzazione e che partiva dalla affermazione che il fascismo era puramente e semplicemente la reazione capitalistica. È evidente che questa affermazione non era affatto sbagliata.

Essa esprimeva anzi una verità, poiché effettivamente nel corso di quegli anni l’attività sviluppata dalle squadre fasciste a detrimento del movimento operaio e contadino d’Italia si esercitava naturalmente a profitto del capitale industriale e finanziario. Ma il fascismo non era unicamente reazione capitalistica. Esso comprendeva nello stesso tempo molti altri dementi. Comprendeva un movimento delle masse piccolo-borghesi rurali; era anche una lotta politica condotta da certi rappresentanti della piccola e media borghesia contro una parte delle antiche classi dirigenti; era un tentativo di creare una organizzazione unificata, estendentesi a tutto il paese, raggruppante una frazione di piccoli borghesi delle città diretti da elementi declassati (ex-ufficiali, disoccupati professionali); era infine una organizzazione militare che poteva pretendere di opporsi con probabilità di successo alla forza armata regolare dello Stato.

Comprendendo il fascismo tutti questi elementi, oltre alla reazione capitalistica, il suo sviluppo doveva necessariamente essere complesso. Era assolutamente ingenuo credere che il capitalismo si sarebbe servito di questo movimento come di uno strumento destinato a rompere la forza del proletariato, salvo a metterlo in seguito da parte per continuare a mantenersi al potere tornando alle forme abituali, servendosi delle stesse istituzioni, degli stessi uomini politici, degli stessi metodi di prima. La complessità del fenomeno fascista fece si che l’evoluzione del movimento non fosse determinata esclusivamente dal fine verso il quale tendevano la borghesia e gli agrari, ma fosse anche influenzata da altri motivi, di carattere diverso, da altri impulsi, sorgenti dal seno stesso del movimento e che in certi momenti cercarono persino di dominarlo.

Il semplicismo di cui fece mostra il nostro partito ebbe due conseguenze che ci causarono grandi danni. Anzitutto noi non ci eravamo accorti che sarebbe stato possibile impedire al fascismo di conquistare certi ambienti della piccola borghesia; più esattamente, noi avremmo potuto contribuire ad accentuare le contraddizioni inerenti a questo movimento in seno alle masse piccolo-borghesi. Inoltre non c’eravamo resi conto che la conquista del potere da parte dei fascisti non poteva effettuarsi se non dopo una lotta abbastanza violenta tra questi e una parte delle vecchie classi dirigenti. Fino alla vigilia dell’avvenimento e mentre questo già si stava compiendo avevamo negato la possibilità di un colpo di Stato fascista. Erano conseguenze, come si vede, abbastanza importanti per la politica. (Palmiro Togliatti)

(LAB)ORATORIO REGGIO
Duello al calor bianco, Grillo rincara la dose
Campovolo, la Nazionale Pd parte col botto

(LAB)ORATORIO REGGIO
Duello al calor bianco, Grillo rincara la dose
Campovolo, la Nazionale Pd parte col botto


“Fassissti! Fassissti del web” ha gridato Gargamella Bersani. “Venite qui a darmi dello zombie se avete il coraggio”. Fatemi capire, se Bersani viene accomunato a uno zombie politico (tesi supportata dalla sua storia passata e recente) è un insulto gravissimo, se invece Bersani considera il MoVimento 5 Stelle alla pari del nuovo Partito Nazionale Fascista è normale dialettica.
A Bersani non mi sognerei mai di dare del fascista, gli imputo invece di aver agito in accordo con ex fascisti e piduisti per un ventennio, spartendo insieme a loro anche le ossa della Nazione.
Anni in cui non c’è traccia di leggi sul conflitto di interessi o contro la corruzione. Violante e D’Alema sono stati le punte di diamante del pdl/pdmenoelle. Bicamerale, garanzia delle televisioni a Berlusconi, concessione delle frequenze televisive all’uno per cento dei ricavi. E lo Scudo Fiscale, passato grazie alle assenze dei pidimenoellini? e le decine di volte in cui il governo Berlusconi poteva essere sfiduciato, ma i pdimenoellini erano sempre altrove?
Nel 2007 sono state presentate tre leggi di iniziativa popolare per ripulire il Parlamento dai poltronissimi (massimo due mandati) e dai condannati e per l’elezione diretta degli eletti: non sono mai state discusse. Chi è il fassissta, caro Bersani? Chi ha ignorato 350.000 firme? Quando mi presentai “in carne e ossa” per la segreteria del pdmenoelle mi fu impedito. Chi era il fassissta, caro Bersani? Il MoVimento 5 Stelle ha rifiutato ogni rimborso elettorale, il pdmenoelle non ha mollato neppure l’ultima rata dello scorso giugno perché già spesa. Chi fa il fassissta con il finanziamento pubblico abolito da un referendum, caro Bersani? Chi voleva il nucleare “pulito” nonostante un referendum contrario? Io ho girato l’Italia con un camper, a mie spese, per fare campagna elettorale. Senza scorta. La Finocchiaro con la scorta ci fa la spesa e Fassino il primo maggio. Chi è il fassissta, caro Bersani? Lei ha ricevuto 98.000 euro da Riva, il padrone dell’ILVA, a che titolo? Chi è il fassissta, caro Bersani? Ma si rassicuri, lei non è un fascista. E’ solo un fallito. Lo è lei insieme a tutti i politici incompetenti e talvolta ladri che hanno fatto carne da porco dell’Italia e che ora pretendono di darci anche lezioni di democrazia. Per rimanere a galla farete qualunque cosa. A Reggio Emilia si celebra Pio La Torre mentre si tratta con l’Udc di Cuffaro. Amen. (Beppe Grillo dal suo blog)

* Civati contro Bersani: “In molti sono usciti dalla Rete e non hanno votato il Pd”. Dopo che ieri il segretario del Partito democratico aveva attaccato Grillo e i suoi sostenitori – invitandoli ad “uscire dalla Rete” – il consigliere regionale della Lombardia ha bacchettatto il ‘suo’ leader, criticando toni, contenuti e mancanza di strategia della sua presa di posizione.

LARGHE INTESE O SCARSE PRETESE?
Si parla di tutto, dunque di niente
Ci sono tutti tranne i giornalisti del Fatto e i politici dipietristi e grillini (ci sono pure i sempreverdi Amato e Casini e i berluscones Fitto e Sallusti)

-> Taglio del nastro nel nome di Dalla
Apertura circo Pd, il Bersani sceriffo si concede una provocazione bullista e attacca il muscolarismo fascista del web: “Venite qui a dircelo, se avete coraggio!”. Già: peccato che non possano in quanto accuratamente non invitati. In città fioccano le battute

LARGHE INTESE O SCARSE PRETESE?
Si parla di tutto, dunque di niente
Ci sono tutti tranne i giornalisti del Fatto e i politici dipietristi e grillini (ci sono pure i sempreverdi Amato e Casini e i berluscones Fitto e Sallusti)

-> Taglio del nastro nel nome di Dalla
Apertura circo Pd, il Bersani sceriffo si concede una provocazione bullista e attacca il muscolarismo fascista del web: “Venite qui a dircelo, se avete coraggio!”. Già: peccato che non possano in quanto accuratamente non invitati. In città fioccano le battute


E chi non è d’accordo è fascista. Bersani chiama “fascisti del web” Grillo e Di Pietro scimmiottando la scomunica di Ezio Mauro al Fatto (“la destra peggiore”). Torna l’anatema anni 70 per ghettizzare chi dissente dal pensiero unico?

1) Bersani apre la Festa del PD scagliandosi, senza mai nominarli, contro Di Pietro e Grillo: “Sul web linguaggio fascista. Ma non ci impressionate. Venite via dalla rete, e venite qui a dircelo”. La mia opinione sul tema è nota, ma due domande sorgono spontanee: gli avversari politici del PD non dovrebbero essere le destre? Come fa Di Pietro a venirvelo a dire, se non l’avete nemmeno invitato? (Francesco)

2) Bersani: “In un momento di grave crisi come questa, i politici devono prendersi le loro responsabilità”. Piano con le minacce, amico. (Alessandro)

3) Oggi alla festa del PD Giuliano Amato parlerà della buona politica. Seguirà intervento di Hannibal Lechter sulla cucina vegetariana. (Francesco)

***

Festa Pd: polemiche puerili e tanto fumo senza arrosto

L’attesa è spasmodica, il traffico andrà in tilt, l’entusiasmo sarà parossistico. Domani, ore 18, Area Dibattiti Pio La Torre. Ressa indicibile per l’avvincente tema: “Per la buona politica: quale riforma dei partiti?”. Modera Stefano Menichini, monologa Giuliano Amato. Scariche di adrenalina pura, quasi come i Jefferson Airplane all’Isola di Wight 44 anni fa.

(…) Pd vanno bene tutti, ma proprio tutti – infatti c’è anche Alessandro Sallusti– tranne Il Fatto Quotidiano. L’unico giornale non invitato. Entrambe le parti sopravviveranno serenamente all’assenza reciproca, beninteso, ma è forse un dato da rilevare : dialogo uber alles, anzitutto con chi in fondo la pensa come noi (i berlusconiani), però chi ci critica è altamente sgradito. C’era una volta Zdanov.

Questa tendenza, peraltro, rischia di generare un effetto-cloroformioLuisella Costamagna che celebra il romanzo di Walter Veltroni, Luca Sofri che titilla Matteo Renzi. E l’ubiquo Menichini che parlerà – si direbbe da solo – “di Europa, dalla carta all’online”. Botte di vita.

Se il feticismo per la sobrietà è comprensibile, desiderare la catatonia degli astanti è cosa sadica. La Festa del Pd si caratterizza per la fiducia cieca nel monolite di sempre: il “dibbattito”, rigorosamente con due “b” (e altrettante palle, talora). Temi alti, titoli severi. E un che perenne di solenne. Era già così quando Benigni – al tempo Cioni Mario – scherzava sulla schizofrenia dei “compagni”. Da una parte la minuscola Pci toscana di Vergaio che si prefiggeva di risolvere la questione mediorientale, dall’altra lo storico dibattuto di Berlinguer ti voglio bene: “E dopo, anche in base a i’ famoso proverbio, tira più un pelo di fica che du’ paia di bovi, do la parola alle signorine. Ecch’ i’ tema! Pole la donna permettisi di pareggiare coll’omo? No”.

Il dib(b)attito al tempo del Pd è un po’ diverso. Meno ironico, più penitenziale. Un mix di moniti, contraddizioni generazionali e sempiterni maanchismi. Così come suona curioso chiedere a Giuliano Amato quale sia la buona politica, sfugge il perché debbano essere Dario Franceschini e Pierferdinando Casini a rispondere al quesito (appena impegnativo): “Quale politica per il futuro?”. Tanto vale chiedere ricette vegane ai macellai.

Preoccupa anche il dib(b)attito di lunedì 27 agosto, ispirato al testo di Fabrizio Rizzi “Berlusconi, finale di partita”. Relatori: Pierluigi Castagnetti, Ugo Sposetti, Alessandro Sallusti. Almeno un antiberlusconiano non avrebbe stonato. I titoli dei dib(b)attiti trasudano l’antica e mai appagata voglia di cilicio: guai a divertirsi, la vita è dolore e periremo tra atroci sofferenze. Anzitutto se di sinistra. Che la stoica flagellazione abbia dunque inizio: ieri ce lo chiedeva il popolo , oggi l’Europa. “Come rilanciare la scuola ai tempi dello spread” (wow): “Ritorno alla terra, ritorno al futuro. Per una politica di tutela del suolo agricolo italiano” (slurp).

Accanto a incontri stimolanti (“A 30 anni da quel terribile 1982”) e belle presentazioni di libri, ci si imbatte in appuntamenti quasi minacciosi. Tipo: “Torniamo a discutere del sud”. Che sarebbe anche bello, ma se tale proposito significa ascoltare Raffaele Fitto, è lecito darsi malati (con notevole buonsenso, l’incontro successivo in programma è “Manuale di sopravvivenza”: forse per rianimare gli eventuali superstiti). Il programma della Festa è un profluvio di interrogativi. A Reggio Emilia sarà tutto un domandarsi; un alambiccarsi: un elucubrare assai pensosi. “Quale politica per il futuro” (si noti: lo chiedono a Nicola Latorre); “Quali riforme per la giustizia” (tra i relatori c’è Andrea Orlando, mica Cordero o Zagrebelsky); “Quali diritti per le coppie gay”. Dilemmi nobilissimi, ma non si capisce se il pubblico sia chiamato per ascoltare le risposte o – piuttosto – per darle. Giusto per ovviare alla mancanza di sintesi ideologica della coltissima dirigenza (a proposito: Massimo D’Alema ci sarà pure quest’anno. Disserterà di Europa con Tobias Piller. Via coi cortei).

Rimarchevole anche la tendenza allegra a dire tutto e niente. Sì ma anche no. Togliatti ma pure De Gasperi. Engels senza dimenticare Paperoga. Vogliamo parlare di calcio? Ecco l’abracadabra equilibrista: “Il calcio italiano tra problemi e opportunità di riforma”. Di nuovo: tutto e niente. Problemi e riforma. Macerie e ricostruzione. La Festa, proprio come il Pd, è un contenitore capiente. Praticamente infinito: se poi, ogni tanto, ci finiranno dentro materia e antimateria, pazienza. Al massimo qualcuno imploderà (l’elettorato, si presume). (Andrea Scanzi, Il Fatto Quotidiano)

Il mio regno per una scopata
“Bravo principe: Harry dimostra che la figa non è idea nuova ma è ciò che ci vuole in quest’Europa svogliata”

Il mio regno per una scopata
“Bravo principe: Harry dimostra che la figa non è idea nuova ma è ciò che ci vuole in quest’Europa svogliata”


Elisabetta A. da Correggio mentre legge ‘Il Foglio’

Non mi piaceva molto Arrigo Windsor, né lui né suo fratello: troppo fisicamente simili a quella gallina di mamma, con sospetto di somiglianze anche intellettuali, troppo spinti dai media a scavalcare il padre nella linea di successione al trono. Chiaramente ho sempre tenuto per Carlo, e non solo perché essendo l’ultimo Windsor dal nome tradotto mi ricorda il tempo felice della sovranità linguistica italiana (uno dei motivi del mio odio per Diana era l’abitudine di alcuni degenerati, gente a cui probabilmente piaceva Elton John, di chiamarla Daiana). Il principe di Galles è uomo di suprema eleganza, acuta sensibilità, conoscenza architettonica e urbanistica pari a quella di cento professori universitari e mille sindaci italiani messi insieme, e penso a lui quando leggo, ogni volta al limite del pianto, il quarto Quartetto di Eliot: “Così mentre si fa buio,/ un pomeriggio d’inverno, in una cappella appartata,/ la storia è adesso, è l’Inghilterra”.

Miao miao… (immagine gattofila da Internet)

Arrigo o Harry per i pettegoli o Henry per l’anagrafe adesso mi piace di più. Adesso che una zoccoletta lo ha fotografato nudo in situazione orgiastica a Las Vegas, spargendo l’immagine fra i guardoni di internet. Adesso che siti e giornali si consolano della loro insignificanza sfogandosi sul principino con battutine (mi sono tolto da Twitter quando l’ho percepito come repubblica della battutina, la frasetta faceta che è il modo comunicativo degli schiavi, dei camerieri, dei giullari e, in generale, per dirla con Nietzsche, di chi “sciorina tutta la sua persona e il fatto suo in una riduzione grossolana e semplicistica”). Adesso Arrigo mi fa venire in mente Byron, altro albionico in gita, quasi altrettanto altolocato e testosteronato, e vorrei avere il tempo di rileggere le di lui Lettere (magnifico Millennio Einaudi) ma soprattutto sogno la scoperta di una copia dei Diari scampata al rogo acceso dall’esecutore testamentario per salvare, a suo dire, la reputazione del testatore. Altro che notti di Las Vegas: quasi certamente lì dentro c’erano le notti byroniane di Ravenna, di Bologna, di Venezia, di Ferrara, roba forte. Infine Arrigo mi fa venire in mente Berlusconi, uomo che alla reputazione non ha sacrificato nemmeno una festa, somministrando alla plebe bavosa e invidiosa una grande lezione di libertà. Certo, sono preoccupato per le sorti dell’istituto monarchico (qui dal basso di una repubblica fondata sullo spread).

Il consigliere Pd Capelli (qui in sede di dichiarazione di voto) è favorevole alle unioni civili omosessuali

Sopravviveranno i troni all’attacco degli smartphone? Alla tronfia ignoranza di chi non sa di quanta carne sia fatta la realtà dei regni? Re Salomone oltre alle consuete giudee “amò donne straniere, moabite, ammonite, idumee, di Sidone e hittite”, insomma passò le notti con settecento mogli e trecento concubine. Dal solo Gengis Khan, uso ad accoppiarsi con le donne invase, discende l’8 per cento della popolazione asiatica. Nelle vene di Arrigo scorre il sangue di Giorgio III che ebbe quindici figli (nove maschi e sei femmine) da Carlotta di Meclemburgo andata in sposa a diciassette anni, oltre a un numero imprecisato di illegittimi (tradizione monarchica che si perpetua nel caro Alberto di Monaco) scaturiti da relazione precedente. Vite straordinarie, inconcepibili nel nostro tempo di dispotismo della trasparenza. Secondo Chateaubriand “un principe che abbia in testa solo due o tre idee, comuni ma utili, sarebbe per una nazione un sovrano più conveniente che non un avventuriero straordinario, sempre pronto a dar corpo a nuovi progetti, a immaginare nuove leggi”. Forse Arrigo è addirittura monotematico ma va bene così: la figa non è certo un’idea nuova eppure è quello che ci vuole in quest’Europa svogliata.
(Camillo Langone, Il Foglio)