I guru di “Polo” Alto e piazzetta Jobs

I guru di “Polo” Alto e piazzetta Jobs


(Satira politica)

Un conto è essere visionari in California, un altro è avere le visioni a Gavassa.

La vision, la mission, la compromission…

Dal think different della Apple al think tank di Piazza Trampolini (di lancio per qualche carriera), ovvero: il futuro è qui, born to (Brain) Run(ner)! 

Nessuno ci aveva pensato, specie in Italia. Sicché l’iCat-tocomunismo al potere ha piantato la bandierina: “Nessuno come noi conosce il linguaggio Dos” (nel senso di sistema Dos-setti).

La brillante idea è venuta al comune di Reggio, notoriamente molto wired… e forse anche un po’ bored.

Da Palo Alto a Pago Altro, poiché le consulenze nel vasto campo dell’economia della conoscenza (anche detta con-o-senza: tanto cazzo cambia!?) sono moribonde ma dure a morire.

Dicevamo: abbiamo battuto tutti sul tempo. Noi: i primi a tirare per la tavoletta le spoglie ancora calde del guru di Cupertino (e da copertina). 

Già: trattasi della solita (ma non solida) Cupertina di Linus. Una excusatio non petita…. ma di sicuro patita.

Reggio è piena di bande allargate che largheggiano da sera a mane: nell’economia, nella politica. Anche sulle autostrade ciber-natiche. Si sa, al cul non si comanda…

Insomma: per farsi perdonare il gap ci siamo inventati il quid, subito declinato in bit. Tradotto: Reggio può, il resto d’Italia no.

Digital divide? Macché, quando mai: il digital unisce. Così che la nostra città viene presentata come (la) patria ideale dei pionieri della rete.

Tuttavia più che di una “rete di conoscenza” pare si tratti – dicono i maligni – di una più prosaica rete di conoscenze. 

Più che di pirateria informatica, insistono i detrattori, bisognerebbe parlare di millanteria informativa.

Ma tant’è. Da città laboriosa a città boriosa. Grazie alla mela morsa, al meccanismo della “mano morta” culturale.

Una capitale da bere (Bere Comune) che vuole dirsi e darsi tecnologica senza passare dal via, cioè dalla logica, dall’algoritmo.  Una sorta di ipertrofia dell’algo, appunto.

Il tecnopolo. O meglio: Polo Alto.

Dall’iPod all’iFood, dal Macintosh a Maramotti, dall’iPhone all’iStrion(e) Delrio.

Lo sapete, dai: Reggio ha deciso di dedicare una piazzetta Cuccia all’ex hippy Steve Jobs. Piazza Af-fari spenti nella notte, direbbe Battisti.

Tu vuo’ fa’ l’americana, massì: dalla Grande Mela alla Grande Pera. Oh, ma che palle il provincialismo…

“Siate folli, siate affamati”: sì ma qui l’han preso troppo sul serio lo zio dio, troppo alla lettera (scarlatta).

L’appiglio storico? Il fatto che un paio di decenni fa un imprenditore nostrano cominciò a commercializzare un tostapane col mouse.

Così dicono i Mouse Organ del municipio.

Ovvero: “Ti ricordi Lasagni verdi…”, canta la reggiana Marcella Balla

Steve Lavori venne anche a Reggio, una volta. Come il Papa nell’88 e Bono (U2) nel ’97. Là la Pixar, qui la Piramix. Manca solo Obelix: a lui ci pensa la Lega Ingord.

Intanto, pare che Zuckerberg l’abbia presa male: “Ma come, lui sì e io no? Volete rifare il FaceLook dell’Alea Nord e non mi dite niente!? E chi è ‘sta Tiwi?”.

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