CINICI MUSEI, IL ‘REX’ APPEAL E L’APPELLO DEGLI INTERNETTUALI
Dialogo tra sordi (nel senso di Alberto) sull’anonima mummioteca d’una città altrettanto anonima (e anorgasmica: Reggio). Dalle falene di Belen alle balene dei belìn: tutto ruota (o meglio, Rota!) intorno a un gran pezzo di foca imbalsamata (pardon, ci dicono sia il cartongesso di capodogliodigomito…) Lo stato dell’urto

CINICI MUSEI, IL ‘REX’ APPEAL E L’APPELLO DEGLI INTERNETTUALI
Dialogo tra sordi (nel senso di Alberto) sull’anonima mummioteca d’una città altrettanto anonima (e anorgasmica: Reggio). Dalle falene di Belen alle balene dei belìn: tutto ruota (o meglio, Rota!) intorno a un gran pezzo di foca imbalsamata (pardon, ci dicono sia il cartongesso di capodogliodigomito…) Lo stato dell’urto


I lanciatori di appelli, così come i lanciatori di coltelli, “sono stimolati dalla scadenza: scrivono peggio se hanno tempo”, direbbe Karl Kraus. A giudicare dal tono della lettera-lotteria aperta (una fatwa-fattura commerciale aperta) indirizzata a mezzo giornali al sindaco Delrio, si direbbe che di tempo libero gli accademici del Cetaceo ne abbiano o ne abbiano avuto abbastanza.

Parliamo degli intellettuali prestati alla petizione: volti noti e firme ignote capaci di inviare una missiva al primo cittadino allo scopo (accorato, quasi accalorato) di invitarlo a rinunciare al costoso progetto di maquillage dei sempiterni Cinici Musei. Ovvero: come prendere due piccioni imbalsamati con una fava, o due cetacei con un arpione. “Una delle malattie più diffuse a Reggio, infatti, è la diagnosi” (Kraus).

Dall’archistar del Duomo Nakagata (che ha fatto imbufalire i “maccar…tisti” del centro) alla erection-painting di Shimunito (che ha fatto gridare alla concorrenza sleale gli imbianchini della periferia) fino al rendering-show mostrato al pubblico (ludibrio) dall’architettodispesa Italo, ribattezzato Icaro vista la predisposizione – sostengono i malpancisti in calce – ai voli pindarici e ai veli di Maya.

Nel mirino dei duri e puri anti-sperpero e anti-snaturamento della struttura pleistocenica gestita da Elisabella Feriali ci sono innanzitutto alti funghi in acciaio (voluti dal designer designato, alias Sacra Rota, e previsti all’ingresso… e all’ingrasso) che ricordano i poco commestibili porcini installati in un museo di Parigi.

Le domande poste a mo’ di supposte dai rivoltosi sono: “Quale valore aggiunge al museo e quali costi comporta per la comunità (si parla di oltre 4 milioni di euro) la saga del Titano-saurus Rex? Ci si è confrontati con i fruitori del museo, che sono gli interlocutori privilegiati delle azioni di modernizzazione? Il progetto è stato condiviso con la cittadinanza?”.

Il sindaco, a stretto giro di post in bacheca, ha risposto citando un altro tagliente aforisma di Kraus: “Le persone famose vivono e muoiono pubblicamente. Ma che non possano vomitare privatamente è la maledizione del nostro tempo”. Tradotto: chi sono? cazzo vogliono da me? sarebbe stato giusto parlarne ma ormai è tardi… anche perché “i rimorsi non sono che impulsi sadici del Cristianesimo” (Karl Spadoni).

(Da “ReggioSpia” – 25 febbraio, scritto il 22)

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