Un po’ satira un po’ parodia: divertissement

Un po’ satira un po’ parodia: divertissement




Terremoto in città: tutto il resto è noia. I sismografi sistemati all’istituto nazionale di geo-politica in via Toschi a Reggio alle ore 9.07 di mercoledì hanno registrato movimenti sussultori e ondulatori all’interno della già compromessa struttura (stortura) portante del Pd locale. Torna alla mente la famosa “scossa” annunciata da D’Alema un paio d’anni fa. Ma qui non siamo in Puglia, bensì in Emilia Romagna-magna…

Scosse telluriche di magnitudo 4.9 della scala Richter (corrispondenti a oscillazioni di magnitudo 8.8 della scala Unicredit) sono state avvertite in centro storico, specie nell’area protetta compresa tra piazza Del Monte e piazza Prampolini. Epicentro del terremoto la sede (la stiva) dell’Inondazione Manodori, cui al timone, in zona tifone, si vocifera possa sedersi, tra pochi mesi, al posto del comandante Borghino, il riabilitato mozzo Schettino.

Ironie artatamente diffuse dal centrodestra, invece, attribuiscono il forte boato dell’altra mattina allo spostamento d’aria provocato dal tonitruante rutto (un vero tornado) partito da un’osteria piacentina e propagatosi in fretta nelle segretariali stanze democratiche site tra Parma e Modena. I sospetti circa l’autore di detta emissione gastrica, capace di spostare suppellettili e voti, sono da subito caduti su un ex ministro prodiano.

Ipotesi stramba ma plausibile: proprio in quelle ore l’indiziato è stato visto seduto a un tavolino in contrita solitudine umana ma soprattutto in compagnia di un boccale colmo di birra e, dettaglio non trascurabile, di una bozza di intervento in materia di liberalizzazioni montiane e probabilmente lontane. L’immagine (metafora) di quel terremoto interiore è poi rimbalzata ovunque sul web.

Altre scosse politiche capaci di fare cadere i calcinacci della giunta comunale e scricchiolare la coalizione di centrosinistra sono state registrate dalle parti dell’Anpi, laddove reduci partigiani hanno dato uno scossone al sindaco Delrio (e uno scrollone a Castagnetti) lanciando una fatwa all’indirizzo (tunisino) dell’assessore socialista Del Bue.

Ancora. Altre fonti sostengono che il suolo reggiano abbia tremato (e remato contro) in seguito al discusso post di Grillo, laddove l’esagit-prop non ha mancato di esternare perplessità e complessità dinnanzi al mood buonista modello “L’Italia sono anch’io e voi non siete un cazzo”.

Alcuni big del partito, infine, hanno pensato a un più o meno lungo “sciame” –  l’Api rutelliano – di scossettine di assestamento (accomodamento) succeduto allo spaventevole Big Bang renziano, fenomeno che i vulcanologi fiorentini hanno rubricato alla voce “deriva degli incontinenti”. Fatto sta che non si registrano danni a cose o persone. Solo beffe.

(Da “ReggioSpia” del 28 gennaio / Scritto e inviato mercoledì 25)

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Naufragi. Sono in molti – lo dicevamo la settimana scorsa – ad aver puntato sull’inabissamento economico della Af-fondazione Manodori, la quale effettivamente naviga a vista, in acque non cattive ma nemmeno tanto tranquille. La “Casta” Crociere fa rotta verso l’isola della ricapitalizzazione. Un approdo sicuro, forse un porto franco. Franco (alias il Commodoro Bonfo) o no, ecco riemergere i soliti franchi “turatori” (di naso). 

Contraddetto ciò, anche Reggio ha i suoi capitali coraggiosi, pardon, il suo capitano Achab. Parliamo dell’ex Comandante Zarina, che sfidando i Ba-Lord Jim del mare-magnum politico s’è presentata in aula (il Consiglio Marittimo, anche detto “Capitaleria” di Porto) per difendere le scelte dell’ente privato (nel senso di privato di una guida).

Tanti gli scogli da superare. Primo su tutti l’amaro ammaraggio dei consiglieri del Pattino Democratico, che a detta di alcuni testimoni un po’ romani e un po’ rumeni avrebbero preso il largo (e il cargo) dandosela a gambe (levate) e sgambetti (svelati) a bordo di diverse scialuppe di “sciacallaggio”. Perché se è vero quel che dice il grillino Olivieri, “a nominare la maggioranza del consiglio generale in Fondazione sono enti riconducibili al Pd, che ha aspettato l’ultimo minuto per stracciarsi le vesti”. Insomma, si assumano le loro belle responsabilità (leggasi promesse) di marinai. No, non facciano come un Fassin… pardon, uno Schettino qualsiasi.

Dicevamo: la tosta De Falco di lunedì è stata l’ex sindaco Spaggiari. Sono le registrazioni della (rompi)scatola nera ad aver rivelato al mondo il suo lodevole scatto d’orgoglio (al massimo uno “scattino… giammai uno Schettino!).

Diario di bordo sui Dario passati… Non proprio un Giglio, gli ex armatori di rito Dc: ma da qui a speronare il baule del tesoretto di Reggio utilizzando l’alibi (un vero piede di “porto”) del depauperamento ce ne corre. Per questo l’Anto ha lanciato un messaggio (il mayday) ai colleghi – Capitani “Fracasso” – dell’ex Pci: “Non dovete fare “l’inchino” alla Margherita, sennò poi quelli passano dalle parole ai falli (da dietro)…”.

La Spaggiari ha dunque proseguito spiaggiando in faccia agli addormentati nel fosco il cognome, di peso, del navigato “cupo” di mare Pigi, al (tra)secolo Castagnetti, ribattezzato – in perfetta Concordia tra le parti – l’Unto del Signore. “Delrio e Pagani sono i suoi più fidi discepoli, sono loro gli apostoli pescatori (di voti, non di anime) Giacomo e Giovanni: a Reggio non si muove foglia che la ‘Casta’ Crociere non voglia”, ha tuonato da poppa e da prua l’Anto del Signore. “Pensino piuttosto al distress del titolo Enìa!”.

(Da “ReggioSpia” del 21 gennaio / Scritto e inviato martedì 17) 

Vignetta dal web

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