Manifesti / Come ti concio i creativi Pd

Manifesti / Come ti concio i creativi Pd


Non sarà una campagna destinata a fare storia ma Ti presento i miei resta comunque una significativa testimonianza sullo stato della politica, più che della comunicazione politica, oggi.

Ignorata dall’universo mondo che non ha probabilmente alcun interesse a conoscere Luciano (d’altra parte come dargli torto?), stroncata dai media, ha comunque ottenuto il lusinghiero risultato di aver prodotto un consenso virale tra i militanti.

Ed è questo il punto: la politica, anche per una ormai cronica carenza di leadership soprattutto nel centrosinistra, arriva solo a lisciare il pelo dei propri (pochi) fedeli. Parlare agli altri, a quelli che non hanno il cinema nel sangue, che non hanno mai visto una rappresentazione della Tosca o che mai si direbbero appassionati di francobolli, è fuor di discussione, troppo difficile…

Quindi inutile misurare questa ennesima brutta campagna del Pd con il solo metro della comunicazione. Ti presento i miei si presta piuttosto a qualche considerazione sociologica sull’immagine che ha di se stesso il Pd e su come si collochi all’interno della società italiana. Fateci caso, Eva e Luigi, Luciano e Faruk, Serena e Carlo sono tutti bravi ragazzi, persino quasi nerd ma senza garage dove inventare, dai gusti terribilmente noiosi e prevedibilmente sofisticati.

Tutto è prevedibile, non ci sono licenze creative, all’operaio piacciono i francobolli, all’uomo di mezza età il ciclismo, la ragazza, ça va sans dire, si scatena con il ballo. Nessuno è incazzato, nessuno ha una propensione almeno originale, nessuno ha una faccia particolare, nessuno ancora una storia avvincente: i tesserati del Pd in questo modo ci comunicano soltanto il loro perbenismo, la loro supposta pulizia morale.

Ce lo raccontano anche nelle centinaia di santini che hanno diffuso sui social network: inutile, devono essere proprio così, perfettini, un po’ grigi, molto saccenti, mai un filo di ironia, mai un elemento dissonante.

Questo è il senso vero della campagna: loro sono meglio di noi.

Noi che facciamo le cubiste per pagarci una vacanza a Formentera, che abbiamo perso il lavoro ma tutto vogliamo accanto meno che un partito (ci perdoni l’amica Bruna Dini), noi che qualche volta ci facciamo le canne, noi che all’opera ci addormentiamo, noi che guardiamo il Grande Fratello, noi che al cinema preferiamo lo stadio o i centri commerciali, noi che non siamo gastronomi, tutt’al più mangiamo McDonald’s.

E che sia proprio questo il messaggio, neanche tanto subliminale, di Ti presento i miei, lo si evince ancora una volta dai militanti che hanno promosso in rete la campagna Ti presento i loro, sfruttando l’epopea delle assunzioni in Atac di Alemanno. Dove loro sono ovviamente puttane, ladri, evasori, corrotti, disperati, ovvero anche noi, gente comune, lontana dagli inner circle.

D’altra parte viene da lontano questa alterità che i creativi del Pd vogliono trasmetterci. Chi ha vissuto o ha memoria della storia del Pci sa cosa intendo. Il problema magari è che prima c’era Fortebraccio, oggi Claudio Sardo.

Infine forse può essere utile qualche consiglio. Ai comunicatori del Pd ad esempio dovrebbe essere suggerita, prima di ogni campagna, la lettura di qualche pagina di Dostoevskij.

Eva, invece, nel caso in cui fosse mollata per giusta causa dal fidanzato, dovrebbe sentirsi autorizzata a promuovere una class action contro il Pd. Avrà tutta la nostra solidarietà e, per quel che conta, anche un mio invito personale per il prossimo film di Fabio Volo.

(thefrontpage.it)

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