La regina del mosaico? E’ di Chiozza

La regina del mosaico? E’ di Chiozza


Barbara Giavelli, 41 anni, single, è artista mosaicista. Abita a Chiozza di Scandiano, o meglio, sulla Statale 467, alle porte di Casalgrande. Lavora nel bar (il Gallery, of course) della stazione di servizio Ip gestita dalla famiglia (“Io e mia madre Ines gestiamo il bar; mio padre Adriano, mio fratello Rossano e mia cognata Azzurra si occupano della benzina”). I suoi genitori hanno il distributore da 36 anni: sempre loro, sempre lì. Barbara fa la barista (sempre lei, sempre lì) da 23 anni. Ma il suo sogno è quello di abbandonare caffé e sigarette e dedicarsi a tempo pieno all’arte del mosaico, disciplina che adora…

Mosaico: in greco, “opera paziente degna delle Muse”. Perché lui? Perché te?
Fin da bambina mi è sempre piaciuto disegnare e dipingere; poi nel 2000 un’amica mi ha detto: ‘Perché non provi il mosaico artistico?’, e così, dopo essermi informata, sono partita… e subito appassionata. Il mosaico è storia, cultura ed eleganza, in Italia ce n’è dappertutto: da Ravenna a Roma, da Venezia alla Sicilia.
La tua mail recita addirittura “macauba”…
Certo: l’azur macauba è un colore di marmo molto raro.
Già… Parlaci di te.
Eh sì. Dal 2000 al 2004 ci ho lavorato a tempo pieno; poi nel 2006 ho ripreso il bar e dunque mi sono sostanzialmente fermata… fino all’agosto scorso, quando sono ripartita: e adesso non mi voglio più fermare.
Quante opere hai realizzato ad oggi?
Sono 84: tra grandi e piccole, quadri e mobili.
La prima?
E’ stata un tavolo, con tasselli ricavati da pietre naturali e da smalti veneziani.
Il primo quadro, invece?
Il viso di un angelo.
A cosa stai lavorando?
Sto facendo un quadro gigante che ritrae un leone e una leonessa fotografati insieme da un’altra mia amica nel corso di un safari in Africa.
I tuoi soggetti prevalenti?
Amo molto i ritratti. Ho realizzato diversi animali, dai pappagalli alle tigri, ma anche Wojtyla (oggi l’opera è ospitata nella chiesa dei Cappuccini a Scandiano), la cantante Madonna e una donna incinta.
L’opera a cui sei più legata?
E’ anche quella che mi ha portato via più tempo, cioè un anno di lavoro a tempo pieno. E’ la riproduzione di un mosaico che riprende un dipinto di Raffaello avente per soggetto la musa Euterpe… io l’ho ribattezzata Vittoria Giulia.
Perché?
Perché è stata una vera impresa arrivarci in fondo, insomma una mia personale vittoria.
Perché Giulia?
Perché mi piace molto questo nome.
I tuoi mosaici sono in vendita?
Sì… in poco più di 10 anni su 84 fatti ne ho venduti circa 30.
Quanto costano?
Dipende molto dalla difficoltà e dai tempi di lavorazione, poi dalla dimensione. I materiali giusti sono difficili da trovare e generalmente piuttosto costosi, ma la differenza la fa la mano d’opera.
A spanne?
Un ritratto piccolo si parte dai 2.500 euro, mentre per quelli grandi si arriva a più di 5.000 euro. Nei ritratti bisogna essere molto pignoli, perché ogni singolo tassello può cambiare l’espressione del volto e dunque compromettere la somiglianza. Se i soggetti sono animali generici, invece, si va dai 600 euro in su.
Gli acquirenti chi sono?
Possono essere collezionisti, appassionati d’arte e d’arredi o persone comuni che ne capiscono e apprezzano il valore.
Dove crei?
Ho un laboratorio in cortile, qui di fianco.
A Reggio ci sono altri mosaicisti?
Di sicuro ce n’è uno in città, e a suo tempo presi da lui una decina di lezioni… poi forse ce n’è uno a San Polo, ma non ne sono certa.
Di donne?
Che io sappia sono l’unica.
Hai fatto mostre?
Sì, diverse… La prima nel 2003, dietro il Vittoriano a Roma, per una biennale d’arte. Poi ad Olbia (la più lontana che ho fatto in Italia), con un’opera, e l’ultima a Reggio, in dicembre. Cinque quadri, infine, hanno girato per due anni l’America, ospitati da 22 gallerie.
E la prossima?
La prossima sarà a Bologna, dal 27 gennaio (ieri – ndr). E’ dedicata all’Unità d’Italia e vi partecipo con un’opera, un mosaico che ritrae un passero che col becco regge la bandiera tricolore. Un passero che subito dopo partirà per l’Argentina, dove farà tappa in alcuni eventi-esposizioni.
Il tuo sogno?
Spero che possa diventare presto la mia attività prevalente.
A quanto pare oltre all’amore per i mosaici ti piacciono le poesie e gli aforismi, che trascrivi col gesso su una lavagnetta esposta all’ingresso del bar, proprio di fianco al menu del giorno…
Sì, sono una mia passione: l’ultima frase è di Sting ed è tratta dal testo di “Fragile”.
Ultime parole famose?
Il mio obiettivo è quello di catturare la realtà attraverso i mosaici, quasi fosse una fotografia… dar vita a opere sempre più espressive, capaci di trasmettere verità ed emozioni forti.

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