Il giorno della memoria (corta)
“Caro Vauro, davvero vuoi i soldi da chi ha osato criticarti con la satira?”

Il giorno della memoria (corta)
“Caro Vauro, davvero vuoi i soldi da chi ha osato criticarti con la satira?”


Caro Vauro, ho saputo che un giudice ti ha dato ragione e ora Peppino Caldarola dovrà pagare 25 mila euro per averti criticato. Davvero pretendi questi soldi? Davvero il tuo animo dissacrante, libertario e di sinistra (così ami presentarti in televisione e attraverso il tuo lavoro) si sente appagato e a suo agio di fronte a una sentenza che condanna chi in una tua vignetta ha individuato pericolosi cedimenti all’antisemitismo e ha voluto attaccarli? Voglio pensare a un antisemitismo inconsapevole, altrimenti mi sarebbe difficile anche scriverti questa lettera, ma ti assicuro che disegnare una donna italiana ed ebrea, come Fiamma Nirenstein, con il naso adunco e la stella di Davide, usando cioè i simboli della più bieca iconografia antisemita, qualche sospetto lo suscita.

E non solo in Peppino Caldarola ma in molti di noi. Caldarola te lo ha fatto notare con lo stesso spirito dissacrante e in un altro contenitore satirico, il Mambo del Riformista, e questo non solo in un paese libero non dovrebbe essere un reato, ma in questo caso (proprio perché preferisco pensare che non ti sei reso conto di quel che stavi disegnando) è persino doveroso. Si possono fare errori, spesso li fanno anche gli intellettuali più avvertiti e quello dell’antisemitismo è terreno troppo scivoloso perché si faccia finta di niente. A Peppino Caldarola (lo conosco da anni) non piace ignorare le contraddizioni e i problemi, soprattutto quelli che nascono nella sinistra e ha detto con chiarezza quello che pensava. Non ti è piaciuto ed è pienamente legittimo, ma tu invece di litigare, spiegarti, spiegare, magari ripensare, non dico scusarti (quello sarebbe troppo e poi la libertà di critica e satira io la difendo anche quando penso sia profondamente e consapevolmente offensiva) hai preferito ricorrere al tribunale, ai giudici, alle sentenze e adesso ti accingi ad incassare 25 mila euro da un giornalista colpevole ai tuoi occhi di aver usato quella libertà di critica che tu così spregiudicatamente pratichi tutti i giorni.

Non ti sembra tutto questo leggermente miserabile? Non ti sembra miserabile che un dibattito pubblico, magari appassionato, magari anche con elementi di violenza verbale si riduca a questo? Credimi, non ci fai una bella figura. Un principe della satira che si fa dare da un giornalista che lo ha criticato qualche migliaia di euro perché non accetta, a sua volta, una critica satirica. Un uomo libero che è soddisfatto da una sentenza che condanna la libertà di criticare. Un militante della sinistra che di fronte a problemi grandi, grandissimi e tragici come quelli sollevati dalla vicenda che ha coinvolto te e Peppino Caldarola, li risolve con qualche migliaia di euro che passano dalle tasche di uno a quello dell’altro.

Credimi tutto questo non giova a nessuno e non giova soprattutto a te che sembri così fiero quando rifiuti convenzioni e conformismi e ti mostri pronto ad attaccare i potenti. Vorrei darti un suggerimento di sinistra e di buon senso. Cancella tu quella sentenza, non nei libri del tribunale, ma nella tua testa. Non prendere quei soldi che hanno un gran brutto odore e continua tranquillamente a criticare e a farti criticare. Dai tu quel segnale di libertà che i tribunali non hanno saputo dare. In molti, a cominciare da me, credimi, ti apprezzerebbero.

(Ritanna Armeni, Il Foglio)

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