“PERCHE’ C’E’ UN DIACONO IN ME” Dal cinepanettone al cineconcertone

“PERCHE’ C’E’ UN DIACONO IN ME” Dal cinepanettone al cineconcertone


Basta un poco di Zucchero e la pillola va giù.

Poco, appena una bustina. Qui invece ce lo hanno propinato per tre sere, una dietro l’altra, perdipiù in quella dolciastra no-fly-zone emozionale che è il Natale.

Eh sì perché le espressioni di saccarosio sociale, sotto le feste, andrebbero vietate. Roba da diabete, Mulino Bianco.

Dal cine-panettone al cine-concertone.

I film dei Vanzina e De Sica perdono colpi e pubblico? No problem: si prende la formula crassa e la si trasferisce in musica. Signori e signore, ecco a voi “Vacanze di Natale al Valli”!

La pillola va giù? Certo, ma è un Tavor, mica Viagra. Pacchetto family. Telethon dialettale sulle ali della nostalgia. Un po’ come fa Capossela al Fuori Orario a Natale e S. Stefano.

Buonismi e smancerie: massì, volemose bene. Tutti belli, tutti bravi, tutti buoni.

Sponsor della serata charity l’industriale Spallanzani (Inagra, via Pasteur), tycoon e filantropo. “Adelmo è il nostro testimonial più efficace… Zucchero, basta la parola”. In platea anche politici e industriali, damazze e ramazze.

Chocabeck? Di sicuro “Ciocapiàt”. Avete voluto Campovolo 2.0? Bene, beccatevi “Valli 1.0”!

Tutti lì a inchinarsi. Il sindaco di Reggio che dona il vessillo Tricolore, il capo della Camera di Commercio che premia con il “Regium Lepidi” (anche se, conoscendo Sugar, sarebbe stato più appropriato lo “Sfregium Lepidezze”).

Cippi. Discorsi di circostanza, convenevoli: le solite supercazzole con scappellamento a sinistra.

Già. E dire che il bluesman di Roncocesi è arrivato al successo cantando “Solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo stress” etc… Ma non ditelo a Delrio, che gli viene un colpo (di reni).

Perché c’è un diacono in me, oh sì c’è un diacono in me…”.

Massì. Più che testi, testicoli. “Ti sputo in bocca, guarda che ti sputo in bocca…”, disse Fornaciari all’inviato (a quel paese) di Striscia.

Zucchero è un artista internazionale che piace alla gente che non tace: Bono, Sting, Clapton. E torna sempre sul luogo del deliquio parlando di vecchie maestre, nonni comunisti e preti di paese.

Basta, pietà. Si goda il mondo se è vero che il mondo lo ama.

Nemo propheta in patria, qui i giovani non se lo filano. Titoloni cartacei a parte, non si aspetti granché dalla nostra campagna. Né oro né incenso né birra.

(“ReggioSpia”, 24 dicembre – Scritto mercoledì 21/12)

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