CINE-ISTITUTO LUCE PRESENTA:
INNER CIRCLE, CERCHIO MAGICO
UN SOLO GRIDO: “SANTO SUBITO!” ANCIN-CIN, BRINDISI PER DELRIO (PD) “CANONIZZATO” A BRINDISI Processione di vip e peones, tutti a baciare la miracolosa pantofola di Graziano “Scavolini”, il sindaco più amato dagli italiani. Manca solo Mimmo Ansa (“Ha mal di schiena”)
-> 20 foto ad alto contenuto democristiano ESCLUSIVO CAFONAL-REPORTAGE Venite adoremus: tutte le “statuine” del Gran Presepe Vivente reggiano!

CINE-ISTITUTO LUCE PRESENTA:
INNER CIRCLE, CERCHIO MAGICO
UN SOLO GRIDO: “SANTO SUBITO!” ANCIN-CIN, BRINDISI PER DELRIO (PD) “CANONIZZATO” A BRINDISI Processione di vip e peones, tutti a baciare la miracolosa pantofola di Graziano “Scavolini”, il sindaco più amato dagli italiani. Manca solo Mimmo Ansa (“Ha mal di schiena”)
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Fratelli coltelli

Brindisino, nana-nana-nana… E prendi la biciera in man… bevilo bevilo bevilo, tutto d’un fiato… Entusiasmo a mille per la “trasfigurazione” di Delrio da uomo-endocrinologo a mito planetario (una sorta di Steve Jobs a misura di oratorio, altroché il retorico Vendola, gay-friendly e perdipiù senza figli: stay Anci, stay punish!). Massì, “Yes, we can!”: insomma, un’icona mariana. La mano dell’Eletto sulla spalla del capogruppo Vecchi, anche detto “il Delfino Mannaro”, la dice lunga sulle imminenti investiture…

Il sindaco dei Due Mondi (Pd bersaniano e Pd veltroniano) addenta una tartina sotto l’occhio vigile del ridanciano Salsi&Merengue e della marinaretta Pedroni (notare la maglia a righe…). Tutti vogliono toccarlo, parlargli, strappare un lembo della sindone e appenderla in camera di fianco al poster di Che Beppara. Tranne Dio Padre Castagnetti, altrimenti detto “il Cattolico Biondo che fa impazzire il mondo”, ovvero lo sciamano della nutrita comunità dossettiana reggiana. Il quale, vedi foto sopra, a debita distanza di sicurezza mostra sufficienza morotea tenendo cappotto chiuso e mano in tasca (mentre Graziano, più espansivo e distensivo, gli scalda il cuore scudocrociato con occhiate d’empatia messianica, quindi di grande intesa umana e politica).

Poi arriva Sonia Bella Provincia (corrente Tripoli), che abbraccia il divo involontario (o meglio, lo Spirito Di-Vino) con passionale trasporto mentre la di lui moglie abbozza un sorriso pur fulminando la terza incomoda con uno sguardo da detective. “Graziano, ti assicuro che non è il bacio di Giuda…”, dice la Masini. Excusatio non petita, accusatio manifesta?

Anche il primogenito del neo-presidente Anci, da dietro, monitora la scena (o meglio: l’Ultima Cena) malcelando indifferenza filiale dinnanzi all’esplosione d’entusiasmo della presidente-groupie (una groupie positiva, moderna, fedele al motto: seggio, piega e rock’n’roll). La Masini, intanto, munita di iPhone bianco, chiede il numero di Emiliano a Cido, soprannome di Delrio ai tempi in cui era un comune mortale.

C’è Beppara (il Buon Samarottano) nel frattempo se la ride di gusto pensando allo stipendio che incassa a fare il miscredente a Bologna, mentre Capelli prova a farlo bere all’inverosimile allo scopo di carpire al consigliere regionale alcuni gossip sul thinktank di Campo Samarotto. Il duetto tra il rottamatore e l’ex sindacalista proseguirà al Pegaso (la strana coppia – ma anche Attenti a quei Due, Lui è Peggio di Me – si attovaglierà separatamente al desco pizzaiolo: il Baffetto da Sparviero con morosa e amici, il Barbetta da Francescano con il Biondo e Battini). Indiscrezioni tutte da verificare, raccolte sulla via di Damasco, sostengono che i paolini abbiamo terminato la serata al piano di sopra (terrazza Bonaretti). Sullo sfondo della suddetta immagine votiva, invece, uno spaesato Rossi, dalemiano di ferro ultimamente un po’ legnoso col sottoscritto, si accende una “Marl-boria” ripensando ai (suoi) tre chiodi fissi del giorno: la campagna acquisti della Juve, la campagna di pre-pensionamento di Bersani e l’aperta campagna di Rimini – tra Bellaria e Bellilaria – dove l’altro giorno ha festeggiato il 35° compleanno in compagnia dell’amata fidanzata, consigliera comunale a Casalgrande.

Un Cavallaro in gran spolvero (nome di battesimo Emanuele: alla lettera “Dio con noi”) prova a immortalare l’anima raminga delle indiscusse veline delle due camere (“camere separate”, direbbe Pier Vitto e Alloggio Tondelli: Comune e Provincia, in perenne lite) del parlamentino reggiano, ovvero la mora Carbognani e la bionda Malavasi, in abito optical-style.

Operazione riuscita. Le veline Durbans (per l’occasione calate nellaparte dele discepole di Emmaus, o meglio, di Emanuele) hanno gradito e ringraziano regalando sorrisi a 32 denti.

La Caselli (stranamente senza occhiali da sole in testa), sacerdotessa del Tempio che di tanto in tanto sparge il suo Verbo volant in materia di morale pubblica sulle prime pagine dei vangeli apocrifi locali (al secolo i quotidiani cartacei), spiega gli articoli più controversi dello Statuto di Sala Tricolore a un malcapitato passante che finge di ascoltarla interessato. Dietro di lei, distrattamente presente, dal ginepraio di sanfedisti accorsi a portare oro, incenso e birra nella “grotta del Bambinello” (leggasi Caffé Europa, ribattezzato Bar Abba) spunta finalmente una testa pensante: sembra quella del Direttore Generale, a caccia di feroci saladini vendoliani (unica minaccia al predicatore Graziano: a Mauro, infatti, spetta il ruolo del body-guard amministrativo, ossia di custode della Fede) ma soprattutto di assortiti salatini.

Il gabinettista Survivor Battini, detto Il Battista per assonanza di cognome, barba incolta e un po’ incanutita quasi fosse il profeta-sindaco milanese Isapia, mostra al sindaco Mammi Ridens (ateo) gli effetti benefici, non solo estetici, di una prolungata esposizione al sole delle Bahamas. “Invidio la sua abbronzatura”, commenta il pallido Alessio, che quest’anno si è fatto solo una settimana in Puglia (“Non come Andrea – Rossi – e Maurizio, che sono sempre in giro per il mondo manco fossero dei missionari salesiani”, s’è poi lasciato perfidamente scappare). E Maurizio: “Salutami Matteo (Nasciuti – ndr), non vedo l’ora di vederlo”.

Luisa, generalmente astemia e astinente ma in questo caso curiosamente galvanizzata dagli scatti in digitale di Cavallaro, prova a sedurre l’integerrimo, compassato Corradini, tutto in grigio e comunque sempre ligio al dovere.

Del Bue, dal (bel) canto suo, suona le trombe dell’Apocalisse sportiva elemosinando un finanziamento a Barilli. Ma il presidente granata, abituato a ben altre calamità bibliche (dalle sconfitte in casa alle cavallette nel deserto del Giglio), lo avverte: “Guarda che non sono mica Paterlini, io… Comunque: ti do tutto quello che vuoi, d’accordo, basta che non serva a stampare un altro mattone sulla storia della Reggiana… men che meno volumi di storia socialista… pietà!”.

Ratei passivi e r-atei devoti. Fiaccadori, che mette la cravatta anche in doccia, discute del parcheggio al Campovolo (dossier FestaReggio) con il pulloverino rosa griffato di Manghi, da quel che si dice persino più informato – su temi forti quali l’Iren di Parma o le Fiere di Reggio – di chi lo indossa.

L’ex assessore che sembra Mosè, al secolo Oddio! Torelli (ricordiamo ancora, da ex cronisti di stanza in via Crispi, un corsivo di Zerbini sulla prima pagina di Carlino Reggio, anni e anni or sono… titolo: “Fermatelo!”) brinda con Leoni - per l’occasione “Beoni”, vista l’ingente quantità di prosecco assunta a stomaco vuoto – al progetto di ampliamento del ristorante Mauriziano, quindi a quello di una nascente casa di riposo per anziani in quel di Busana, diretta da don Ranza e affrescata da Beltrami.

Ci risiamo. Sonia (occhi azzurri e rossetto) rassicura la First Lady, stavolta imbronciata: “E’ solo un collega, credimi”. Ma la toppa dell’excusatio non petita non fa che allargare la falla del qui pro quo e l’Unto del Signore, mano sulla fronte, visibilmente imbarazzato, vorrebbe sprofondare ed eventualmente ritirarsi a Montesole (o in alternativa sul monte Sinai).

I Quattro dell’Ave Ninchi, pardon, dell’Ave Maria (non a caso posano con il Duomo sullo sfondo…) in missione speciale per conto del dio Delrio. IstoNando e Roberto (versione Superciuk) prendono due Ferrari teste-rosse con una fava: l’assessore Ugo e il segretario Pd Roberto. Bravi ragazzi e animo candido: insomma, lasciate pure che i bambini vadano a loro…

Il dirigente-architetto Magnani, un po’ zelante e un po’ zelota, riposti nell’armadio gli estivi e creativi pantaloni alla Sbirulino, discute di budget municipali con due seriose e misteriose eminenze grigie, si dice mandate da Re Erario, pardon: Re Erode. Assente giustificato, poi, un altro alto dirigente comunale, alias la Guardia Svizzera Russo, comandate della Polizia Municipale Russo già ribattezzato (nel fiume Giordano, of course) da quei rabbì di ragionieri del Tempio “Lazzaro, alzati e commina!”.

L’alter-ego, o meglio: l’Ater-Ero di Righi, di spalle, osserva Ugo che osserva una patatina (in senso letterale, beninteso) mentre Raffaele ripensando ai bilanci di Rete – sguardo incazzato perso nel vuoto – pensa a chi glielo ha fatto fare e intanto, con la testa che gli fuma ma non ancora fatto di spumante, si fa una sigaretta slim arricchita con foglie di ulivo.

L’assessore Gandolfi, fisico statuario e mente da statale, presenta il suo tagliatore di teste (nel senso di spese): “Dovete prendervela con lui…”. Come dire: premio Ponzio Pelato alla sincerità viabilistica.

La Gabbi, bandiera tedesca cucita sul giacchino e cellulare Mercedes in mano, dunque detta La Papessa (e non a caso Ratzinger arriva dalla Baviera…), si premura si spiegare a tutti – anche a chi indossa giubbotti di pelle alla Arthur Fonzarelli detto Fonzie – che il berlinese Mimmo, il sindaco-ombra che oltre a vigilare minuto per minuto su Delrio durante la campale trasferta di Brindisi ha pure battuto la Cnn e dato il buco a l’Eco della Giudea dando per primo la notizia dell’elezione dell’amico (leggasi resurrezione… siamo lì) a Sindaco d’Italia, non riuscirà a partecipare al Tea-Party (anzi: teo-party) “perché ha problemi con la schiena oltre che con le folle indistinte e osannanti”.

Dal “fascio” di luce eterna allo stendardo littorio? Macché: siamo a Reggio, città insignita della medaglia d’oro per la Resistenza. Tuttavia, come dice lo spot, dove c’è balilla, pardon: dove c’è Barilli (Reggiana Calcio) c’è casa… delle libertà. Sennonché, ribadiamo, Reggio è città democratica, perché “l’Italia sono anch’io”. E così, optando per la sobrietà e la discrezione, per l’identità storica e la diversità antropologica, dal balcone municipale… dal balcone municipale… insomma, dal balcone vista piazza che ha dato i natali e i pasquali al vessillo Tricolore, ecco srotolarsi in tutta la sua immaginifica magnificenza l’icona degli anni Dieci. Fiat lux! Quindi l’epifania tanto attesa: l’ostensione della sindone dell’Obama reggiano (photo: Agenzia Stefani; per gentile concessione dell’Archivio Storico Istituto Luce).

La ressa è finita, andate in pace (o meglio: in Anci). Amen.

(CONTINUA-1 / A BREVE ALTRE 10 IMMAGINI DELL’ASCENSIONE AL REGNO)

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