POPULISMOALLAZARATHUSTRA-2 SCAZZO DA CINETECA IN GIUNTA (PER NOI PAROLE VIVE E SANTE) Era ora! Ecco la mejo ricetta socio-culturale per una sinistra sana, giusta, realista e responsabile, che rinuncia agli eventi chic e choc (anche detti cip&ciop) e ai tappetini stesi a vip e viperine: insomma, meno intellettuali fru-fru a zonzo e più intelletti bum-bum accesi che pensino concretamente e in maniera davvero concertata ai più bisognosi (e gratis, senza aristo-oboli: la cassa è chiusa, sorry… boh: e mettersi a lavorare in fabbrica o espatriare?)

“Peri” maturi / Il francescano Sassi (da oggi idolo assoluto delle masse incolte) risponde al fuoco amico degli amici del Valli e di Amico (Arci-picchia!): “Contro di me una fatwa: basta con i mostri sacri e le mostre sacripanti (tradotto: meno Abbado e meno Shimamoto – così vispo nella sua class-action painting a Casa Magnani da essere ribattezzato scherzosamente “Shimunito”) e più spazio ai giovani talenti – e a Keith Giarrettiera no? La replica del giovane politico cazzuto e un tantino incazzato all’insidiosa letterina-“giaculatoria” (dal vangelo secondo l’assessore Matteo) vergata da teatranti un po’ troppo teatrali… come dire: a noi intellettuali apolidi e apocrifi nonché afasici, inorganici e iconoclasti (dunque apatici poiché sempre in bolletta) suona come manna “eiaculatoria” piovuta dal cielo sopra Berlino del para-guru Wenders, il regista che tanto piace alla gente che piace (e che se la tira)

POPULISMOALLAZARATHUSTRA-2 SCAZZO DA CINETECA IN GIUNTA (PER NOI PAROLE VIVE E SANTE) Era ora! Ecco la mejo ricetta socio-culturale per una sinistra sana, giusta, realista e responsabile, che rinuncia agli eventi chic e choc (anche detti cip&ciop) e ai tappetini stesi a vip e viperine: insomma, meno intellettuali fru-fru a zonzo e più intelletti bum-bum accesi che pensino concretamente e in maniera davvero concertata ai più bisognosi (e gratis, senza aristo-oboli: la cassa è chiusa, sorry… boh: e mettersi a lavorare in fabbrica o espatriare?)

“Peri” maturi / Il francescano Sassi (da oggi idolo assoluto delle masse incolte) risponde al fuoco amico degli amici del Valli e di Amico (Arci-picchia!): “Contro di me una fatwa: basta con i mostri sacri e le mostre sacripanti (tradotto: meno Abbado e meno Shimamoto – così vispo nella sua class-action painting a Casa Magnani da essere ribattezzato scherzosamente “Shimunito”) e più spazio ai giovani talenti – e a Keith Giarrettiera no? La replica del giovane politico cazzuto e un tantino incazzato all’insidiosa letterina-“giaculatoria” (dal vangelo secondo l’assessore Matteo) vergata da teatranti un po’ troppo teatrali… come dire: a noi intellettuali apolidi e apocrifi nonché afasici, inorganici e iconoclasti (dunque apatici poiché sempre in bolletta) suona come manna “eiaculatoria” piovuta dal cielo sopra Berlino del para-guru Wenders, il regista che tanto piace alla gente che piace (e che se la tira)


 

Addosso gli è piombato il fuoco amico: quello del “suo” sindaco prima e dei “suoi” colleghi di giunta poi (per non parlare del gruppo consiliare del Pd, che nei corridoi l’ha criticato e non poco). A ruota, intellettuali, artisti, studenti-musicisti e, non da ultimo, addetti ai lavori, l’hanno crocifisso per ciò che – tra detto e non detto – ha lasciato presagire sul futuro del Peri.

Ma l’assessore comunale al Welfare, Matteo Sassi, non cede di un passo e rilancia le sue proposte rivolgendosi direttamente ai ragazzi, quelli cioè che il Peri lo frequentano. Poi però risponde anche all’intellighenzia che lo attacca e che lo accusa di aver pronunciato «affermazioni regressive e inaccettabili». UNA REPLICA AL CIANURO…

PALAZZO MAGNANI: UN MOMENTO DELLA PERFORMANCE DELL'ARTISTA KAMIKAZE GIAPPONESE

Ai primi – che peraltro ringrazia – Sassi chiede spassionatamente: “Come pensate si debba affrontare questa fase? Io credo che si debba rifiutare, ad esempio, l’idea che un istituto come il Peri debba andare allo spegnimento naturale. Gli insegnanti del Peri, così come i suoi dirigenti e sindacalisti, sanno bene che in molti attendono il pensionamento del personale di ruolo per alleggerire i bilanci dell’istituto e, con essi, le sue attività. E’ questo l’orizzonte che davvero vogliamo e per cui si è accettato di buon grado l’assordante silenzio che ha preceduto la mia intervista? Voglio sperare che la nostra città sappia esprimere ben altre idee e, per questo, ho rivolto un appello corale alla responsabilità e alla collaborazione. Lo stesso dicasi per i Teatri. Ho semplicemente chiesto che si possa avviare una riflessione aperta in città sulla riorganizzazione complessiva della spesa comunale che non chieda sacrifici solo ai servizi sociali ed educativi”. Perché “ciò che non posso accettare da assessore alle Politiche sociali, e ancor più da uomo di sinistra, è che per pigrizia intellettuale e convenienza si sacrifichino i bisogni delle persone comuni”. Non da ultimo, la proposta che però – dice – non va intesa come provocazione: affidare, cioè, la prossima stagione dei concerti dei Teatri “a giovani talenti anziché a mostri sacri che richiedono centinaia di migliaia di euro per un solo concerto”.

Ai secondi, invece, Sassi non rivolge alcun ringraziamento, ma talune domande sì. Tipo: “Sono forse convinti di vivere e lavorare nelle migliori condizioni possibili? Credono davvero che si faccia cultura spendendo centinaia di migliaia di euro pubblici per un solo concerto come più volte accaduto?”. E poi la tirata d’orecchie: “Su tutto questo non giunge risposta, bensì una elementare e scontata giaculatoria sul ruolo della cultura nella società. Rammarica, ma non stupisce, l’assenza di autocritica e di spirito propositivo e collaborativo”. Ed è per questo che Sassi arriva a definire “fatwa, più che contributo critico degno di intellettuali” ciò che gli intellettuali stessi hanno scritto nel “documento sulla cultura” sottoscritto da 17 esponenti del mondo artistico reggiano-

“Ciò di cui non mi capacito – insiste l’assessore – è come uomini e donne di cultura si chiamino fuori dallo stesso tentativo di fornire un contributo alla collettività in una fase difficile come quella attuale. Dal loro punto di vista, va già tutto bene, basta che nessuno disturbi il manovratore di turno. Il loro discorso suona così: datemi ciò che mi è dovuto e ognuno pensi per sé. Mi dispiace signori, ma il sostegno pubblico alle politiche culturali non può essere ridotto alla stregua di un obolo che una comunità deve riconoscere ad una aristocrazia illuminata”. Nel mirino di Sassi, dunque, l’assenza “di qualsiasi proposta costruttiva e innovativa», ma solo «l’autoconservazione di un sistema in base allo schema collaudato secondo il quale più si spende economicamente in cultura, più si fa il bene della collettività. Mi sono ulteriormente convinto che la retorica delle eccellenze stia uccidendo questa città e il futuro dei suoi giovani”.

(Michela Scacchioli, Gazzetta di Reggio)

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